Il tempo che ci serve

Titolo: Il tempo che ci serve

Autore: M.S.

Editore: Self publisher

Pagine:274

Prezzo: 1,99€ formato ebook

Sinossi

“Il tempo è inesorabile.
Procede senza ritegno, in ogni momento.
Eppure, si dilata, si comprime, si ferma.
Con un’unica variabile: l’emozione.”
– Anonimo –

Andi e Joy hanno 39 anni. Non si vedono dal giorno dell’ultimo esame scritto della maturità. Si incontrano per caso, in ospedale. Entrambi hanno appena ricevuto pessime notizie. Tra loro c’era stato qualcosa di intenso. Poi nulla. Per vent’anni. Una vita. Per lei fatta di scelte sbagliate. Per lui di decisioni non prese. Ora, l’istinto dice loro di non lasciarsi sfuggire ancora questa occasione. Fanno una scelta: cinque giorni da passare insieme. Per annullare il mondo, per dimenticare gli anni “persi”, per tornare indietro nel tempo. O almeno provarci. Con regole precise: niente dottori, niente rimpianti. Ma le brutte notizie, il presente, il futuro, e il tempo che è stato, non possono essere cancellati. Sono sempre dietro l’angolo, pronti a inseguire chi cerca di dimenticare. Riusciranno Andi e Joy a superare queste barriere? Riusciranno a oltrepassare gli ostacoli del tempo, le avversità che negli anni hanno temprato i loro caratteri, il loro fisico? Riusciranno Andi e Joy, a vivere, assaporare, far esplodere, quello che hanno interrotto vent’anni prima?

Commento

Posso definire “Il tempo che ci serve” uno splendido regalo. Non conoscevo l’autore né mi ero imbattuta in questa opera. Ho visto che pubblicizzavano il download gratuito per quel giorno e l’ho scaricato, senza prestare molta attenzione alla trama. Fin dalle prime pagine lo stile dell’autore mi ha avvolto. Non sapevo se fosse un uomo o una donna, ho notato la scrittura pulita, senza fronzoli, il pensiero che scorre fluido, penetra nel personaggio. Andrea (Andi), lei è in terza persona, più perforante di qualsiasi io abusato nella narrativa contemporanea. È una terza persona che non si limita a descrivere e narrare, giudica con l’occhio ipercritico dello stesso personaggio.

Cambia il personaggio e cambia anche la persona. Giorgio (Joy) è tu. Quante volte ci rivolgiamo a noi stessi apostrofandoci in seconda persona? Quando lo facciamo? Quando vogliamo auto accusarci o semplicemente guardarci con un occhio esterno. Poveri illusi!

Il terzo protagonista è il tempo, scandito dagli orologi antichi di Joy. Si può fermare il tempo? Si può tornare indietro per riparare agli errori? 

A volte la vita accorcia il laccio del tempo, lo trattiene come nel tiro alla fune e ci spinge a lottare per tirarlo dalla nostra parte. Andi ha perso la speranza. Non è felice, non lo è mai stata, ha lasciato per tutta la vita che qualcuno scegliesse per lei. L’infelicità è il Mago, che adesso vuole portarsi anche la sua vita.

Anche Joy ha smesso di lottare con l’unica differenza che lui ha scelto la solitudine. Si incontrano alla macchinetta del caffè, come a un appuntamento mancato vent’anni prima.

Non mi dilungo con la trama, tra l’altro ben descritta in sinossi, neanche sulle emozioni che quest’opera mi ha lasciato, ma sui sentimenti dei protagonisti. A volte si ha chiara l’idea di chi sia giusto accanto a noi, un amico, un amante, un collega, poi le vicende ci allontanano. Tra Joy e Andi il filo interrotto è stato pieno di rimpianti e ha condizionato la loro vita. Andi nell’auto punirsi che è stata la costante della sua esistenza (e non si capisce bene perché? Nessuno nasce geneticamente propenso all’infelicità) non si ritiene degna di Joy, il quale a sua volta cade nella stessa trappola. Joy conosce Andi, sa che dietro l’aria della popolare a ogni costo, si nasconde una persona in grado di andare oltre alle apparenze, ma non si ritiene abbastanza per lei per farle trovare il coraggio di farlo.

Hanno bisogno che il Mago tiri la fune del tempo per trovare il coraggio di lottare non solo per vivere come coppia ma per realizzare se stessi.

Ma servono davvero vent’anni e la prospettiva della morte per spingerci a cambiare e a essere felici senza condizionamenti? Io penso che prima ancora di tirarla quella fune dalla nostra parte si può scegliere di tagliarla e andarsene per la propria strada.

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