La stratega Anno Domini 1164

Titolo: La stratega Anno Domini 1164

Autore: Giovanna Barbieri

Genere: Storico-fantasy

Editore: You can print sp

Pagine: 288

E-book e cartaceo

Prezzo: 0,99 € – 12,67 € su Amazon

Sinossi

“La stratega, anno domini 1164”, seconda versione de “1164, l’assedio di Rivoli”. Romanzo storico-fantastico. Dopo un forte temporale Alice, una giovane donna del XXI secolo, si ritrova nel 1163, in un bosco della bellissima Valpolicella. Cos’è accaduto? Chi l’ha inviata nel 1163 durante la lotta degli anti-imperiali contro l’imperatore Federico il Barbarossa e perché? É stata una casualità o un disegno divino? Ferita e confusa, Alice viene soccorsa da una famiglia di contadini semi-liberi, che la conduce all’abbazia del Sacro Cuore di Arbizzano, dove viene curata dalle gentili monache e apprende l’uso delle erbe medicinali. Una volta guarita e portata nel castello di Fumane, dovrà decidere come agire: lottare per ritornare nella sua epoca oppure, per fuggire alle ingiuste accuse di stregoneria, partecipare all’assedio di Rivoli del 1165 a fianco del cavalier Lorenzo Aligari del quale s’innamora perdutamente.

Commento

Avendo letto di Giovanna Barbieri “Amor e patimento” avevo un’idea chiara dello stile e dei temi dell’autrice, ampiamente confermati in La stratega. Il viaggio nel tempo di Alice consente alla protagonista e all’autrice di poter osservare in modo analitico gli usi e i costumi del Medioevo senza fare ad esso alcuno sconto. È un’epoca di guerre e violenza, di carestie e superstizione. Le donne, i figli sono merci di scambio, oggetti il cui fine è il continuo della casata e del potere attorno cui ruota il tutto. Emerge come la vita del popolo è soggetta alla volontà e ai capricci di pochi eletti, alcuni meritevoli del potere altri meno. In quest’opera il punto di vista è soprattutto femminile, Alice, Chiara e Angelica, tre donne apparentemente diverse essendo la prima una straniera in ogni senso, la seconda una nobile sposa-bambina e l’ultima una serva della gleba che si ribellano alla loro condizione per amore. Le violenze sulle donne, la loro strumentalizzazione politica ed economica purtroppo non è esclusiva del Medioevo, è insita nella cultura europea e in alcuni casi neanche estinta. Nella narrazione si evidenzia come la precarietà della condizione femminile dipenda dalla superstizione e dal ruolo della Chiesa, preponderante nella vita medievale. Alice e chi come lei possiede strumenti culturali (alfabetizzazione o capacità curative) è malvisto e deve muoversi nell’ombra. Nella narrazione emerge inoltre una accurata ricerca da parte dell’autrice sia per ciò che riguarda gli eventi storici sia i costumi. Attraverso l’opera apprendiamo quali alimenti erano consumati, quali erano le cause delle carestie e delle conseguenti malattie, di quali erbe disponevano gli erboristi. L’unica critica che posso muovere all’opera è che lo stile è poco empatico, tuttavia penso che il fine dell’autrice sia stato quello di trasportarci in un’epoca molto lontana dalla nostra e di aiutarci a comprenderla piuttosto che trascinarci all’interno delle emozioni dei protagonisti quali amore, dolore o invidia che dalla notte dei tempi fino a oggi rimangono per lo più uguali.

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