Stella di mare di Elisabetta Bricca

Stella di Mare

Sicilia, Roma
1937

Stella Paternò è un’aristocratica siciliana alla ricerca della propria identità, insofferente alle convenzioni sociali, sposata a un uomo che non ama più. Un matrimonio di convenienza e di facciata, scandito dai valori conservatori dei “Gattopardi”.
Stella non desidera avere figli, mentre per suo marito, Vincenzo Alliata, Duca di Salaparuta, il desiderio di un erede sfiora l’ossessione.
Stella cerca di stabilire anche un rapporto diretto con la servitù, per avere un po’ di calore umano e conforto, ma ne è inevitabilmente tradita.
E più i lacci delle convenzioni si stringono intorno alla sua vita, più lei si sente soffocare.
Finché Vincenzo ottiene un posto alla Camera dei Fasci a Roma e Stella deve seguirlo.
Tra i colori di una città magica come Roma e gli incontri con il bel mondo popolato da intellettuali e nomi di spicco dell’epoca, tra cui Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, Stella si distrae, illudendosi di colmare il vuoto della sua vita. È, però, solo grazie all’incontro con Marlon, un pittore americano più giovane di lei, che per Stella comincia un viaggio alla scoperta della propria femminilità, per troppo tempo umiliata, verso un amore totalizzante e appassionato. Un amore vissuto al lume di candela in un piccolo, disordinato studio di Via Margutta e la follia di un regime che opprime ogni libertà.
Tra i vicoli della Città Eterna e l’ipocrisia di un mondo, come quello dell’aristocrazia, ormai in declino, una storia femminile di solitudine, amore, riscatto e ricerca del sé fino al triste epilogo: un addio improvviso, inaspettato, straziante a cui solo una lettera, anni dopo, potrà dare un senso.

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Con una sinossi simile rimarrebbe ben poco da dire, quindi mi esprimerò sulla mia esperienza con questo libro. Non appena ho visto la bellissima copertina di Stella di mare (cover art di Elisabetta Baldan) mi sono detta che quel libro doveva essere mio. È bastato un click sul mio Kobo per scaricarlo, peccato che tra week-end  e capricci del Kobo che ogni tanto si blocca, ho dovuto metterlo da parte per qualche giorno. C’è stato di buono che ho preso in mano un cartaceo dopo non so quanto tempo, lamentandomi tutto il tempo per la posizione scomoda, i caratteri piccoli e la luce accesa.

Divagazioni a parte, avendo già letto qualcosa di Elisabetta Bricca, mi aspettavo un romance secondo i sacri crismi del genere e invece no, l’autrice mi ha stupita. Non che alla Bricca manchi il coraggio e neanche la capacità. Già in alcuni racconti avevo intravisto la voglia di uscire dai cliché e sperimentare. Probabilmente mi manca qualcosa della sua bibliografia!

Stella di mare esce fuori dagli standard del romance perché c’è un’unica protagonista, Stella. Non mi piace Stella, ha tutto in una terra e in periodo in cui gli altri non avevano che la propria vita. Stella non è felice, in famiglia non le danno le giuste attenzioni, il fratello è un sadico e l’uomo dei suoi sogni è innamorato di un’altra. Una sorta di Rossella O’Hara della Sicilia occidentale, se non fosse che la rivale in amore non è la buona della situazione e che lei non fa nulla per la cambiare la propria condizione. Si lascia trascinare dagli eventi o per meglio dire dal ruolo che le è stato attribuito fin dalla nascita, cioè essere l’ornamento adatto per il marito idoneo. Scavando più a fondo, però, si avverte che l’ambiente di Stella non è ricco, anzi è poverissimo, manca l’affetto, una assenza tale da rasentare la mancanza di umanità. Un ambiente talmente rarefatto e finto da fare emergere la libertà emotiva della servitù, pur nelle loro disgrazie esistenziali.

Il paesaggio cambia. La Sicilia (per inciso – quella in cui vivo, forse vista più con l’occhio del turista che di chi la vive ogni giorno, ma questo possiamo perdonarlo all’autrice) viene sostituita da Roma, nella gloria del periodo fascista. E lì secondo me, l’autrice dà il meglio di sé nella descrizione della società e degli ambienti del tempo.

Stella finalmente trova l’amore, ha una ragione per vivere e per lottare. Ma la storia, che vince sempre sulla vita del singolo, la porta lontano da Marlon.

E il lieto fine? Beh, la vita di una persona è lunga, nulla è mai per sempre, neanche la lontananza.

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