Cinquanta sfumature e una sola espressione

Ebbene sì mi sono decisa…trascinata più che altro e ho visto il film più atteso dell’anno: Cinquanta sfumature di grigio.

Non ho letto il libro, non ancora. Non so bene perché. Giace da mesi arenato nel mio Kobo insieme ai due sequel. Sono stati il dono di un’amica per il mio ultimo compleanno, chiamatelo pure pirateria se volete, ma “A caval donato non si guarda in bocca” e comunque presumo che la James non se ne voglia se qualche copia è sfuggita al suo controllo. Non ho avuto voglia di leggerlo fin dall’inizio e non per quel snobismo da intellettuale che molti avevano nei riguardi di un prodotto commerciale. Da almeno un anno non leggo altro che poltiglia sentimentale al punto da essere diventata dipendente e francamente posticipo da un giorno all’altro la cura disintossicante. Quindi apparentemente non c’è alcuna ragione per non leggere quei libri tranne una remora che galleggia in qualche parte della mia mente.

Sono arrivata pertanto fino a ieri sera vergine di Cinquanta sfumature. Perché vederlo, allora?

Perché le mie più care amiche che non frequento più come prima hanno organizzato una seratina solo donne per assistere allo spettacolo. Hanno creato il gruppo su Whatsapp e per settimane si è dissertato sull’appuntamento. Così ieri sera a un passo dall’influenza, sotto la pioggia e imbottita di Aulin sono scesa da casa e ho passeggiato per i cento metri scarsi che separano casa mia dal cinema.

Le mie amiche non mi hanno delusa. Mentre attendevamo l’uscita degli spettatori delle 20, si è cominciato a fare ipotesi sui possibili ruoli sado-maso dei rispettivi compagni per poi accorgersi che due ragazze che avevamo incluso nella conversazione  non facevano parte del nostro gruppo allargato. Abbiamo riso a crepapelle fino al momento dell’entrata. La calca più che la sfortuna ha voluto che rimanessimo separate, ma imperterrite abbiamo continuato a messaggiare nel gruppo fino all’inizio dello spettacolo.

Poi il nulla. Ambientazione da favola metropolitana, rivisitazione sexy di Cenerentola, nulla di nuovo. Quando lui si presenta con l’elicottero al primo appuntamento, mi è venuto in mente lo spot del gratta e vinci “Ti piace vincere facile”. Quale ragazza con un minimo di sale in zucca non si lascerebbe affascinare da un tipo come Christian Grey?

Cara E.L. James, perché non provi a riscrivere la storia con il protagonista metalmeccanico? Vediamo cosa sei capace di concludere?

I protagonisti hanno due espressioni: lui faccia da fesso tormentato, lei inadeguata in ogni situazione, con la perenne domanda in viso “Che cazzo ci faccio io qui?”. La ragazza è evidentemente affetta dalla sindrome della crocerossina più che da quella di Stoccolma. “Io ti salverò” sembrerebbe diventare il suo mantra perché in effetti che cosa pensano davvero i due rimane un mistero. Lo so che questo è un problema delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi. Tempo fa ho visto Acciaio e mi sono resa conto che se non avessi letto il libro, non avrei capito nulla di ciò che vedevo.

E poi c’è il sesso, che ha determinato la censura del film, vietato anni 14. Quello è sado masochismo? Non che io sia un’esperta, ma qualche puntata di Csi e qualche documentario mi hanno mostrato aspetti più hard della cosa.

Ho una certezza però, io non potrei mai essere una sottomessa. Mentre guardavo Grey giocare con Ana, mi veniva voglia di entrare nel film e cacciargli i frustini giù lungo la gola per non nominare altre parti del corpo e diventare volgare. La sottomissione non è nelle mie corde, io riuscivo solo a sentire umiliazione.

Non sono una bacchettona. Nel lontano 2004 ho scritto Ghiacciolo con Nutella, una sorta di chick-lit nel quale forse per la prima volta c’erano scene di bondage. Ma il sesso tra Marianna e Marco non presupponeva ruoli. Era un modo di divertirsi e ridere insieme. Anche in 6 in stand-by qualche anno dopo mi sono spinta ad analizzare alcune tematiche sessuali. Spesso i protagonisti giocavano con i ruoli, ma la sottomissione di Laura è di origine psicologica e abbraccia qualsiasi aspetto della sua vita, lavoro, famiglia, relazioni.

In tutta onestà non riesco a capire come una storia simile intrisa di cliché sia diventato un fenomeno planetario, con tanto di emulazione di uso di gadget sessuali.

L’aspetto che mi sconvolge è che queste stesse persone definiscono robaccia romanzi di autrici romance che avrebbero molto da insegnare in termini di indipendenza e femminilità, intrisi di una sensualità non meno intrigante di Cinquanta sfumature.

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