Un gioiello raro di Mary Balogh

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Priscilla Wentworth è una gentildonna caduta in miseria e costretta dalle circostanze a prostituirsi in un bordello. Sir Gerald Stapleton è stato tradito dalle donne più importanti della sua vita e ora cerca solo il piacere fisico. Quando incontra Priss, si chiede come possa essere successo che un gioiello di grazia, bellezza ed eleganza come lei sia divenuta cortigiana. Nonostante il proponimento di non lasciarsi più coinvolgere in una relazione di cuore, quando lei ha bisogno di protezione Gerald la prende come amante fissa. Ne nasce un sentimento tanto forte quanto socialmente censurabile, per un amore che sembra non avere futuro…

Commento

Capita ogni tanto di leggere un romance inusuale. Che cosa vi sia di inusuale in un libro “rosa” che finisce in happy end? Nulla o tutto. In questo tutto a parte il finale scontato, che se fosse finito male avrebbe reso questo romanzo davvero interessante nel suo genere.

Il libro mi è stato consigliato dalla solita amica lettrice che finora si è rivelata una preziosa suggeritrice di romanzi. Dopo una ventina di pagine ero perplessa. Che questa volta si sia sbagliata? Il libro della narrazione è lento. Il narratore esterno è preponderante e l’analogia dei temi, della situazione e anche della narrazione mi ha ricordato “il petalo cremisi e il bianco” un meraviglioso romanzo vittoriano che ha per protagonista Sugar, una giovane prostituta che fa invaghire con risultati drammatici per la vita di entrambi un gentiluomo inglese. La permanenza della sensazione di trovarmi nella brutta copia del romanzo di Faber non mi ha abbandonato mai e in qualche modo ha danneggiato il mio apprezzamento al romanzo della Balogh.

Con lo scorrere della lettura mi sono resa conto che il ritmo era quello giusto per rendere efficaci i due personaggi. Scordatevi eroi alpha, scordatevi suffragette oltretempo. Siamo davanti a un uomo abitudinario, normale e ordinario come mai ne avevo visto in un romance. Un uomo con l’autostima sotto i tacchi, che si ritiene stupido, che ama fisicamente l’amante come se si fosse fatto di camomilla. Eppure un uomo che per amore è pronto a scavalcare ogni convenzione, lui che denigrava l’amante solo per darsi un contegno con gli altri uomini.

La protagonista è Priss, forse l’anello debole di questo libro. Priss è nata ricca, ha un’educazione adatta al suo stato ed è improbabile che si adatti quasi con leggerezza o responsabilità (se così vogliamo chiamarla) a diventare una puttana di bordello.

Priss è arrendevole allo sfinimento, in alcuni tratti del libro ci si chiede se abbia sangue nelle vene. Priss ha avuto quel tipo di educazione, è stata educata per essere un ornamento per la famiglia e per il marito, per sopportare con il sorriso tradimenti, pettegolezzi e malvagità, per apparire magnifica anche quando le hanno lapidato il cuore.

La Balogh ha il grande merito di avere osato un’introspezione psicologica dei personaggi graduale, che in qualche modo tiene legati al libro per sapere come si evolverà la loro mente più che la loro storia.

Per concludere (banalmente) direi che questo romanzo è un gioiello raro

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