11 settembre 2012

Dodicesimo anniversario di quel maledetto giorno. Ognuno di noi ricorda che cosa stava facendo quel giorno, tranne forse mio figlio che aveva due anni, ma che  mi chiese che cosa fosse successo a quel palazzo. Ebbene io stavo facendo la ceretta – sul serio! – e per festeggiare oggi l’ho rifatta, solo che mi sono finite le strisce ed è rimasta incompleta. Capisco che dei miei problemi di irsutismo non importi a nessuno, il punto è che mentre rifacevo gli stessi gesti mi sono accorta che diversi erano i sentimenti che provavo. Ricordo sgomento e una paura di ciò che sarebbe accaduto. Ormai è storia e quel che rimane è legato non tanto all’immagine delle torri che crollano ma ai dodici anni trascorsi.

Che cosa voleva fermare Bin Laden nella sua follia? Bin Laden non c’è più ma il simbolismo del suo gesto rimane senza giustificazioni e sconfitto dai suoi stessi fanatismi. Attaccare il cuore economico e finanziario del mondo avrebbe dovuto fermare il sistema economico contemporaneo? Di fatto non è accaduto, anzi l’intero sistema sembra che sia imploso creando una crisi economica globale, alla quale io non vedo soluzione, a meno di inventarsi un sistema più sostenibile ed equo. Sembra invece che l’undici settembre abbia dato l’avvio a un’accelerazione della globalizzazione selvaggia, come se Bin Laden e company fossero d’accordo con quei quattro bastardi che vogliono schiavizzarci con paccottiglia cinese, prodotti ultra-tecnologici e cibo spazzatura. La mia ipotesi è pura fantasia, è una provocazione che fagocita undici anni di storia ricordando solo l’inizio e la fine.

Nel frattempo ho visto però il mondo impoverirsi. Non mi riferisco ai paesi europei, ma a quelli che già pativano la fame nel lontano 2001. Campi usati per produzione di biocarburante, guerre, carestie, terremoti, tsunami hanno determinato catastrofi umanitarie che vengono costantemente ignorate dai nostri media. Intanto il nostro mediterraneo è il cimitero delle occasioni perdute e le primavere arabe diventano inverni coperti da burqa e chador.

Davanti a tutto questo vorrei vivere un’ucronia. Ritrovarmi davanti a quel televisore al pianterreno, ormai disabitato, con le strisce sulle gambe e il sudore nella fronte, guardare la notizia bomba del pomeriggio.

Qual è? Beh penso che ognuno abbia la sua. La mia riguarda un bacucco che si crede giovane e immortale e che preso da crisi mistica decide di finire i suoi giorni in un atollo polinesiano.

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