1q84 di Murakami Aruki

Aomame è spietata e fragile. È un killer che, in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e impalpabile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghost writer che deve riscrivere un libro inquietante e pericoloso come una profezia.
Entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Ma quando Aomame, sollevando gli occhi al cielo, vede sorgere una seconda luna, capisce che non potranno condividere neppure la stessa realtà.
Mai come in 1Q84 Murakami ha esplorato le nostre ossessioni per dare vita a un mondo così personale, onirico e malinconico.
Accolto in Giappone come il suo capolavoro, 1Q84 è un romanzo che contiene universi.

 

Sospesa nel book 3

No so perché Murakami mi piaccia tanto. 
So che i personaggi non mi conquistano nell’immediato, sono antipatici, degli eremiti dei sentimenti, delle cozze ermetiche levigate dalla solitudine, da infanzie banali che non giustificano la loro pochezza emotiva. 
All’improvviso nella narrazione scarna emerge qualcosa, un legame, un filo conduttore che sveglia la mia coscienza di lettore annoiato e da quel momento il racconto si trasforma in delirio dal quale non riesco a svegliarmi fino a quando non termino l’ultima pagina e mi chiedo che cosa in realtà abbia letto. 
La delusione sta nel fatto che quando ho comprato il libro non sapevo dell’esistenza del book 3 e che quindi la mia coscienza di lettrice è rimasta sospesa in un limbo vischioso con due lune, una chiara e grande, l’altra verdognola e bruttina. 
L’empatia per Tengo è fisiologica, sono anch’io una scrittrice pigra e poco determinata, mi piace il suo modo di lasciarsi trascinare dagli eventi imparando a fare domande senza punto interrogativo, mi piace la capacità di riscrivere la realtà e l’irrealtà con un’altra forma, mi piace la gentilezza generata dall’educazione che lo rende un personaggio fuori dal tempo. 
Un altro aspetto che adoro di Murakami è l’erotismo scarno e quotidiano. Un erotismo che non perde mai i tratti adolescenziali, che non si orna di retorica e rimane freddo, vero. 
Ho letto 1q84 in spiaggia, tra le grida dei bambini che giocano nella piscina dietro le mie spalle, ho sollevato spesso gli occhi al cielo, analizzato le poche nuvole, la luna che raramente scompare nel mio cielo, riflettendo sulle singole frasi, sulle connessioni, sulle emozioni che avrei provato nella pagina successiva. 
Leggere un libro di Murakami è fare un viaggio dentro se stessi e le proprie paure. Che cosa farei se vivessi anch’io nel 1q84? Domanda stupida per chi ha la possibilità di creare crisalidi d’aria di continuo attraverso personaggi di fantasia. Mi dispiacerebbe vivere in un mondo di due lune e non riuscire a vederle.

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