Prologo di Donna Marianna

 Dopo la stesura di Ghiacciolo con Nutella, Odio amare e 6 in stand-by, mi venne voglia di far rivivere i personaggi che più mi sono rimasti nel cuore, MariannaMarco. Nacque la terza parte che tuttavia giace incompiuta dentro un file dal titolo “Donna Marianna”

Per i miei più affezionati lettori ho deciso di pubblicare il prologo

BUONA LETTURA e commentate pure!!! 

                              Prologo

 

 

L’uomo si fermò sull’uscio, il suo sguardo rimase incantato sulla donna che gli dava le spalle.

Marianna era immobile, la mano ferma sul manico di una valigia rossa, appoggiata sul letto come se stesse concentrando la forza per sollevarla e adagiarla a terra. L’uomo cercò di capire cosa stesse pensando, si rattristò avvertendo il dolore che si irradiava da lei,  una sofferenza di cui era in parte responsabile,  che poteva ancora essere evitata. Bastava poco, qualche parola, un abbraccio, un qualsiasi segno di un legame che temeva potesse rompersi e portarlo lontano da lui, come stava accadendo in quell’istante.

«Marianna» sussurrò.

La donna si girò abbandonando per un istante la mano dal manico, i loro occhi si incontrarono poi ritornò ad afferrare la valigia come un’ancora di salvezza.

«Sei pronta?» chiese esitante. Un lieve movimento delle spalle diede conferma.

«Puoi ancora tornare indietro sulla tua decisione» provò a convincerla senza alcuna speranza.

«Mi aspetta l’autista». Diede uno sguardo triste verso la  porta alla fine del corridoio, poi abbassò la testa e trovò la forza di trascinare la valigia giù dal letto.

«Per l’ultima volta, possiamo trovare una soluzione alternativa, non è necessario che te ne vada» insistette lui.

«Non esiste alternativa, lo sai bene. Ti prego, non rendere tutto più difficile».

L’uomo le prese la valigia dalle mani e con facilità la portò davanti alla porta d’ingresso, l’aprì e si allontanò sul pianerottolo per prenotare l’arrivo dell’ascensore. Lei si avvicinò decisa, a testa alta, ma prima di attraversare la porta lanciò un ultimo sguardo alla porta chiusa alla fine del corridoio.

«Senti…» accennò Marianna titubante.

«Ci penserò io. Sai che è l’ultimo dei tuoi pensieri».

«Sai che è il primo, non mi serve la tua ironia in questo momento». Impugnò la valigia e la trascinò nella cabina dell’ascensore. Lui era fermo davanti alla porta, una mano sullo stipite. Tornò indietro correndo e si buttò tra le sue braccia che l’avvolsero calde e appassionate come sempre.

Un sinistro scampanellio avvertì Marco e Marianna che l’ascensore con dentro la valigia rossa era sparito.

 

   

 

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