Camille et Emile seconda parte

 

Cristina Contilli, in questa seconda parte del historical romance che ha per protagonista la scultrice francese Camille Claudel, racconta gli ultimi anni della sua vita. Camille è ormai anziana e con difficoltà riesce a portare avanti il suo lavoro sia per gli acciacchi dovuti all’età sia perché a ogni segno di peggioramento della sua nevrosi viene rinchiusa in clinica psichiatrica. L’autrice sposta all’attenzione in altri personaggi, secondari, ma non meno interessanti della Claudel.

Medelaine Pellieter è non solo una psicologa ma un’attivista politica che rivendica i diritti delle donne. Si presenta in clinica vestita da uomo, nonostante i rimproveri dei superiori, pratica l’aborto anche se illegale.

Jeanne Bardey, anch’essa scultrice come Camille, fu amante e allieva di Rodin ma diversamente da Camille (ostaggiata pesantemente dalla famiglia) riesce a creare un atelier nel quale lavora con la figlia e che accoglie per un po’ di tempo anche Camille.

Alice, resa nota alla storia come Kiki di Montparnasse, è stata la modella di molti artisti, attività che alterna alla prostituzione. Alice, come Camille, è una donna che non riesce a cambiare il suo destino, rimanendo fedele al ruolo che la società ha scelto per lei.

In questa parte del romanzo la storia d’amore tra Camille e Emile è in secondo piano, emergono più gli aspetti di complicità e dolcezza tra compagni di vita ai quali non è data la possibilità di vivere gli ultimi anni di vita  in tranquillità.

Ho chiesto a Cristina Contilli di rispondere a una breve intervista

1) Come hai “conosciuto” Camille Claudel e che cosa ti ha spinto a scrivere
questa biografia sul suo rapporto con Emile?

1)Ho visto 3 anni fa quasi 4 ormai una foto di Camille mentre preparavo l’esame di storia dell’arte contemporanea e sono rimasta colpita dal fatto che mi somigliasse un po’ fisicamente, anche se Camille non ha mai portato gli occhiali (all’epoca non avevo ancora iniziato il praticantato come giornalista e mi ero reiscritta all’università per dare questo unico esame in modo da poter aggiungere nelle domande di supplenza una classe di concorso in più, la A061 che è proprio di storia dell’arte nei licei e storia della moda nelle professionali). Ho quindi iniziato a cercare notizie su di lei poi ho avuto altri impegni e ho abbandonato tutto finché nel novembre 2010 non mi è arrivato un invito via e-mail ad una mostra del fotografo Bruno Cattani in cui sarebbero stati esposti gli scatti che lui aveva fatto al museo Rodin dedicati proprio al rapporto tra Camillle e Rodin.
Emile l’ho scoperto, invece, facendo una ricerca sui vicini di casa di Camille, volevo capire, infatti, qual era la vita quotidiana di Camille, come era il quartiere di Parigi dove viveva, chi abitava accanto a lei, insomma, volevo entrare nella sua vita pratica, al di là del suo talento di artista.

2) Ho notato un parallelismo tra questa biografia e la storia di Juliette e
Alain, in quanto in entrambi i romanzi tu non ti limiti a narrare le vicende
delle protagoniste ma entri nella vita di altre donne controtendenza rispetto
ai costumi di un epoca, in questo romanzo la dottoressa Madeleine Pelletier e
la scultrice Jeanne Bardey. Sbagli nel considerare i tuoi romanzi un inno alla
femminilità più che al femminismo?

2)La Pelletier l’ho scoperta cercando su google immagini il nome della clinica della Salpétriere. Ad un certo punto su un sito mi è venuta fuori un’immagine con scritto nella didascalia dottoressa Pelletier 1910 circa… fino a quel momento avevo incontrato tutti psichiatri uomini e quindi una dottoressa mi è sembrata un’eccezione da approfondire perciò ho iniziato a cercare materiale su Madeleine e così ho scoperto che era una femminista, ma anche che si era battuta per il diritto di voto delle donne e per una parità tra uomo e donna nell’ambito sociale e lavorativo. Mi dispiace un po’ che per questo abbia messo da parte il lato più femminile, anche se a guardare bene le foto d’epoca Madeleine non era sempre in giacca e pantaloni e senza trucco come è rimasto nella storia del femminismo francese, in alcune foto è anche in gonna, camicetta col fiocco o foulard tanto che nel romanzo ho anche un po’ rielaborato tutte le foto dell’epoca per trasformarle in scene in movimento come quando Madeleine si presenta nella clinica dove è ricoverata Camille pensando che forse in provincia era meglio presentarsi ai colleghi vestita più da signora! In realtà quello che io difendo nei miei romanzi è la libertà di scelta, se Madeleine aveva l’intelligenza e la determinazione necessari per diventare un bravo medico secondo me avrebbe dovuto avere le stesse possibilità di un uomo di tentare questa carriera e in fondo è quello che lei ha fatto, ha rivendicato la libertà di decidere della propria vita, se si fosse lasciata condizionare dall’ambiente che la circondava probabilmente avrebbe ereditato il banco di fruttivendola della madre e avrebbe vissuto alla periferia di Parigi con un marito e 4-5 bambini… e in questo non ci sarebbe stato di per sé nulla di male a patto che fosse lei a volerlo e non fossero gli altri a stabilirlo a priori per lei.

3)Nelle tue opere compaiono spesso muse di grandi artisti, donne sensuali che
subiscono l’attrazione verso i grandi maestri. Che l’arte non sia mai stata una
strada maestra delle pari opportunità è risaputo (basta ricordare le vicende di
Artemisia Gentileschi), pochissimi sono infatti i nomi di artiste nella storia
dell’arte e solo ultimamente sono state riscoperte artiste come la Claudel o
Tamara De Lempicka, inoltre anche nei vaghi articoli che le riviste non di
genere dedicano all’arte contemporanea è difficile trovare un nome femminile.
Esiste ancora oggi una discriminazione sessuale o è solo un caso, secondo te?
3)Credo che in questo senso nascere oggi sia meglio che nascere 100 anni fa almeno penso che ci sia meno da lottare per fare un lavoro piuttosto che un altro, quello che rimane di problema è conciliare tutto, in fondo, Camille è probabile che non abbia avuto figli (se non una bambina quando ormai il suo percorso di scultrice era al capolinea), Jeanne Bardey ha avuto una sola bambina appena sposata che però è stata anche qualche anno in collegio perché lei e il marito erano molti presi dalla propria carriera artistica e quindi hanno scelto questa soluzione… in fondo le giornate sono di 24 ore per tutti e quindi non credo che sia facile neppure oggi conciliare arte e vita familiare…

4) Stai ancora interessandoti alle vicende di Camille o pensi che ci siano
ancora fatti oscuri da scoprire e rendere pubblici?

4)Mi sarebbe piaciuto scoprire se Camille aveva avuto o no dei figli da Rodin, ma nonostante una ricerca a tappeto nei registri dello stato civile non solo parigini, ma anche dei dipartimenti intorno a Parigi e nel dipartimento dell’Indra e Loira (dove secondo i pettegolezzi dell’epoca Camille sarebbe andata o per partorire o per abortire) non ho trovato nulla di decisivo. Finora non è emerso nessun bambino registrato a nome di Camille nel periodo della sua relazione con Rodin, ci sarebbe un piccolo Auguste Joseph registrato a Parigi il 22 marzo 1887 come figlio di padre e madre ignoti e nato presso la casa della levatrice che l’ha poi registrato in municipio compatibile come data di nascita con una foto di Camille dell’agosto-settembre 1886 in cui lei è quasi sicuramente incinta, ma Parigi era una grande città dove nascevano molti bambini illegittimi e dove c’erano tante donne immigrate dalla provincia che svolgevano lavori come operaia, domestica, parrucchiera, fioraia, etc che potevano avere una relazione con qualcuno che poi fuggiva dalle proprie responsabilità di fronte ad una gravidanza quindi diventa difficile capire se questo bambino possa essere o no di Camille.

http://www.cristinacontilli.ilcannocchiale.it/

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Un pensiero su “Camille et Emile seconda parte

  1. r.m. ha detto:

    interessante intervista anche inerente il femminile e la questione del femminino, credo che debba costituire argomento di grande importanza e suggestione, poi le Muse, quanto ci sarebbe da scrivere!

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