Gli smemorati del 2012

 

Gli italiani non hanno memoria storica. Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase, con disprezzo o con disperazione. E’ questo il luogo comune più triste, per me, al di sopra degli “spaghetti” o della criminalità organizzata che nel bene o nel male abbiamo esportato nel mondo. La mancanza di memoria storica crea quell’individualismo cronico che ci porta a non avere alcun rispetto del lavoro altrui e a cercare di fregare il prossimo in ogni modo. Come si fa ad avere memoria storica se siamo continuamente bersagliati da notizie che annullano come verità assoluta ciò che ieri era realtà? Come ci si riesce se la Storia viene insegnata senza metodo ed entusiasmo come se fosse la materia morta per eccellenza? La Storia è viva perché se la spremi ne esce l’essenza degli uomini. La Storia è filosofia, scienza, arte, sociologia e politica fuse insieme, l’importante è riuscire a coglierne l’essenza, andando oltre alle date e immedesimandoti sulla psicologia di fondo delle masse che ne hanno delineato i contorni.

 

La mia premessa nasce da una incazzatura che dura ormai da due settimane, da quando sono cominciate le rivolte dei “forconi” in Sicilia, che non ha risolto un bel nulla tranne qualche scena tristissima davanti ai distributori di carburante e che sta continuando un po’ per tutta l’Italia.

Le motivazioni dei manifestanti sono più che legittime, intendiamoci, è il momento che è sbagliato e che dimostra la totale amnesia storica degli italiani e dei siciliani in particolare. Dopo anni di governo Cuffaro, apoteosi del potere mafioso e affaristico nell’isola, in cui si è accettato di tutto senza fiatare, continuando quel malcostume di corruzione, di raccomandazioni e di totale inettitudine nei posti di comando, oltre che un aumento vertiginoso degli stipendi della nostra casta isolana, ci si accorge oggi che la nostra economia è allo stremo.  Ciò mi porta a pensare che oltre che smemorati siamo anche miopi, poiché non vediamo edifici dall’architettura futurista nelle zone rurali o industriali pagati dai contribuenti italiani e non solo,  che avrebbero dovuto assorbire i nostri giovani disoccupati e che invece sono rimasti delle cattedrali nel deserto poiché si è scoperto che erano più contaminati loro di mafia che la città dei Simpson di uranio!

I contadini non raccolgono le arance che vengono pagate a cinque centesimi il pezzo, dagli torto! A Rosarno lavorano solo gli extracomunitari perché sottopagati e quasi quasi consideriamo i proprietari dei campi degli schiavisti perché se ne approfittano. Chiediamo loro a quanto gli vengono pagati i pomodori e poi proviamo a fare due conti. Poi mettiamoci nei loro panni e chiediamoci se ne vale la pena!

Ci lamentiamo del trasformismo dell’attuale governo Lombardo dimenticando che il trasformismo ha il marchio made in Sicily e che non fu De Pretis il primo ad attuarlo, ma che a forza di trasformismo dalla Prima guerra punica alla conquista normanna i siciliani si sono infilati in casa il nemico pur di non cedere la poltrona! Forse Verga avrebbe potuto ribattezzarla “la morale della cozza!”

Mettendo da parte la mia Sicilia allargo lo spazio sullo stivale e vedo un governo tecnico che sta cercando con lodevole sforzo di rimettere in piedi l’Italia partendo dalla faccia, che abbiamo perso a forza di scandali politici e di battute sconce e un parlamento costituito ancora da un migliaio di “Scilipoti” che è il vero responsabile del disastro attuale, che non c’è modo di schiodare a meno che si facesse una legge, anticostituzionale ma efficace, per cui nessuno di loro si potrebbe ricandidare, e che invece se ne sta lì a giudicare l’azione del Governo come se ci capissero un acca di quello che stanno facendo!

La mia analisi risulta ancora generica e mi costringe a superare le Alpi e a dilagare negli oceani che circondano l’intero pianeta e come un’eco mi rimbalzano le onde della memoria, a metà tra letteratura e storia. Da una parte Orwell che in 1984 oltre al “Grande fratello” si inventò tre grandi superpotenze perennemente in lotta tra loro che governavano il mondo, nel libro sono territoriali, nella realtà si chiamano finanza, petrolio e religione, dall’altra la figura di un signore barbuto e purtroppo sputtanato da una storia di prevaricazioni e di egoismo che è il totalitarismo socialista, che affermava che il sistema capitalistico avrebbe dato vita a un mondo nel quale il potere è incentrato nelle mani di pochi ricchi mentre tutto il resto sarebbe stato povero e schiavo del sistema stesso.

Benvenuti nel nuovo millennio!

Per gli “smemorati” ricordo che il barbuto si chiamava Karl Marx.

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