Fiume pagano


Può un romanzo ricco di suggestioni e mistero diventare un racconto alla amatriciana? Sì, se le autrici sono Laura Costantini e Loredana Falcone.
La narrazione si apre con un’introduzione su Vesta, la vera dea romana, rappresentata dal fuoco sacro. Una figura alla quale sono legata, sia perché sono anch’io un’appassionata di storia romana, sia per un nome, il mio, che si richiama direttamente a Rea Silvia e alle leggendarie origini di Roma.
La lettura del libro è appassionante fin dalle prime pagine. Ne ero consapevole prima ancora di mettermi comoda sul divano, poiché avendo letto quasi tutti i libri delle autrici, sapevo esattamente che cosa aspettarmi, una scrittura fluida che scorre come le immagini di un film, protagonisti ricchi di passione e personalità, cura certosina per i dettagli. Un altro elemento della natura attira la mia attenzione, dopo il fuoco sacro e Roma, descritta nella sua terrena eternità. È l’acqua del Tevere, che quasi con indolenza, regala agli uomini la visione di cadaveri di barboni, avvolti in un mistero fumoso come la nebbia umida che si solleva dal fiume. I personaggi si alternano uno all’altro, alcuni sembrano abbozzati, però spingono a un’osservazione più attenta. Chi è il responsabile dei suicidi? Qual è il ruolo di Venanzio, il barbone artista? Non è difficile mettere insieme i pezzi del puzzle, lo è di più trovare il movente. Sono distratta dai dialoghi tra Nemo e Quirino, dalle vicende di Monica, parteggio ora per l’uno ora per l’altro, quasi avverto sopra di me i fili che Laura e Lory giostrano con l’abilità di burattinaie.
Il pomeriggio lascia il posto alla sera, la suspence alla commozione. Leggo i ringraziamenti, freno la voglia di rileggerlo. Godo di quell’attimo particolare, quando terminato un libro, sento i personaggi uscire fuori di me come spettri che, grati di averli liberati dall’oblio, mi salutano.
Fiume pagano è un romanzo che usa l’arma del “giallo” per fare ritornare il lettore indietro nel tempo, per spiegare chi siamo e ipotizzare un’ucronia impossibile, resa visibile dal contrasto tra la semplicità della Roma antica e la magnificenza della Chiesa. Fa tutto ciò con il linguaggio dei romani, scanzonato e ironico, con il pathos dell’amore che diventa illusione e si spande nell’ultimo elemento di questo meraviglioso romanzo, l’aria.

Fiume pagano
Loredana Falcone Laura Costantini
Historica edizioni

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