Dal Medioevo al pop

Questa è una riflessione sulla storia e la società attuale pubblicata nel blog di Splinder che presto sarà dismesso, ho pensato che vale la pena salvarlo… 
Dal pop al Medioevo

Può un’analisi storica avere origine dalle emozioni suscitate da un brano pop? Forse no, ma il brano in questione Empire state of mind di Jay-Z e Alicia Keys, evoca in me l’impressione di un mondo perfetto, in equilibrio su un baratro; una sorta di corso e ricorso storico vichiano che tende a proiettarmi nell’ordine dei cambiamenti che si sono avvicendati sull’Impero romano decretandone la decadenza.
k2831656

L’inizio della fine per l’Impero romano è legato in prima analisi a un cambiamento climatico, un global warming che spinse popolazioni del nord e dell’est dell’Europa a oltrepassare confini e territori prima di allora invalicabili. Unni e Vandali, tanto per citarne alcuni, si spinsero nei territori dei Germani, seminando il terrore e il panico attraverso sistematici saccheggi. Le popolazioni germaniche, di conseguenza, cercarono rifugio nei confini dell’Impero romano, con il quale non solo convivevano da diverso tempo, ma erano diventati parte attiva nella difesa dei confini prima varcati.
Il parallelismo tra la situazione odierna è lampante per quanto riguarda il riscaldamento globale, con l’unica differenza che quello alla fine del primo millennio avvenne per cause naturali, il nostro è stato provocato dall’uomo stesso.
Le guerre e le carestie conseguenti alle invasioni barbariche decretarono uno stato di povertà generalizzato, acuito dall’aumento delle tasse che servivano per difendere i confini da altre invasioni. Tale aumento costrinse i piccoli proprietari a vendere le terre ai latifondisti per rimanere a lavorare nelle stesse, dando origine, in tal modo, a quel fenomeno che continuerà per quasi un millennio, denominato servitù della gleba.
bambina soldato
Guerre, carestie, malattie, crisi economica e politica
, parole chiave per definire lo stato di innumerevoli paesi al mondo che lottano per la sopravvivenza. Le guerre civili si sono sostituite alle invasioni, la peste all’Aids, tuttavia lo stato di malessere nel quale vivono milioni di uomini e donne al mondo non è diverso da quello di duemila anni fa, non sono diversi i loro pensieri o le loro lacrime quando vedono i propri figli morire di fame. C’è una differenza ed è sostanziale, a quei tempi non c’era una storia dalla quale imparare, pertanto adesso la morte di quei bambini grava sulla coscienza di ognuno di noi, sulla coscienza di chi decide politiche egoistiche senza considerare le ripercussioni per il resto del mondo. La decolonizzazione è stata solo una farsa, ormai è storia, niente più di un’esternalizzazione, solo che invece di scrollarsi di dosso una responsabilità aziendale ci si è liberati di innumerevoli vite umane, regalandogli la chimera della libertà politica al prezzo dello sfruttamento economico. Non si è ancora spento l’eco dei famosi goal stabiliti in sede Onu che avrebbero dovuto curare il mondo dalla povertà entro il 2015, ma a cinque anni dall’obiettivo ci si è resi conto che è anche questo un’utopia, visto che gran parte dei territori che avrebbero dovuto fornire la differenza di derrate alimentari da destinare ai paesi affamati, sono stati utilizzati per coltivare mais a scopi energetici. La conseguenza? Una crisi dei cereali che ha prodotto un aumento del prezzo del grano e ha ulteriormente aumentato il debito dei paesi poveri con quelli produttori di cereali e ha prodotto un’altra ondata migratoria di disperati nei paesi del nord del mondo, che si sono affrettati a legiferare leggi protezioniste per difendere i propri confini.
La storia di Roma ci suggerisce che non basta il primato giuridico per fermare degli uomini mossi dalla ricerca primordiale della sopravvivenza, soprattutto se si devono fare i conti con un territorio troppo vasto da difendere  e con popolazioni multiculturali che non si riconoscono più in una identità culturale. Un antenato della globalizzazione, per intenderci. Un simbolo, a mio parere, teso a definire l’idea, è il Vallo di Adriano, costruito dall’imperatore omonimo, al confine tra Inghilterra e Scozia, che avrebbe dovuto difendere la grandezza dell’impero nella vastità della brughiera. Adesso potremmo definirlo una cattedrale nel deserto, un’arcana Dubai.
dubai-notteChi davanti alla vista della città araba non prova attrazione e inquietudine allo stesso tempo? Il concetto di lusso, ostentato attraverso il modernismo, l’esasperazione del design e dell’opulenza sembrano l’ultima rappresentazione della potenza del petrolio prima di fare un’uscita poco trionfale in un mondo che apparentemente non corre alle energie alternative solo per non rinunciare agli status simbol.
In ultima analisi fu uno sconvolgimento sociale a operare la differenza: il cristianesimo. La potenza di Roma, soprattutto in epoca repubblicana, si fondava sul culto di Roma e sull’orgoglio dei romani di farne parte attiva. Non bisogna infatti dimenticare che statisti, prima osannati dal popolo, furono dallo stesso trucidati solo per aver pensato di allargare la cittadinanza ai popoli conquistati. Il più umile nullatenente che viveva di carità aveva qualcosa che lo distingueva dalla massa italica, era cittadino di Roma. Con l’avvento dell’Impero e l’allargamento dei confini la difesa della cittadinanza diventò marginale, forse sostituita dall’idea di potenza e dalla ricchezza che arrivava dalle province, fino ad annullarsi con l’avvento della nuova religione,  che professava l’eguaglianza tra gli uomini, la fine della schiavitù, la condivisione dell’amore e della spiritualità che dovette portare un bel carico di dubbi all’interno delle legioni sulla bontà delle proprie azioni.      
Tale contraddizione fu superata qualche secolo dopo con l’istituzione degli Ordini cavallereschi, macchine da guerra, fedeli alla Chiesa e alle armi, pronti a combattere e a sacrificarsi in nome della croce, ma anche a saccheggiare, stuprare e torturare per puro spirito di potere.
Ritornando al terzo millennio il problema non è la contrapposizione religiosa tra fanatici dell’Islam e il cristianesimo, per il semplice motivo che non esiste. E’ la perdita della nostra identità culturale, è la religione della Coca cola, è il culto della carta di credito o dell’innovazione ad ogni costo. Contro cosa dobbiamo combattere? I fanatismi pseudo-religiosi che inneggiano alla lotta santa solo per mascherare un fine non ancora chiaro? La globalizzazione che ci rende schiavi di pochi burattinai al mondo?
La mia è solo un’analisi, ma forse la risposta sta nel Medioevo, e in quello che rappresentò, niente di più che un passo indietro verso una dimensione più umana.
E adesso godiamoci questa meravigliosa canzone…
http://www.facebook.com/l.php?u=http%253A%252F%252Fwww.youtube.com%252Fwatch%253Fv%253D0UjsXo9l6I8&h=e2ea09878f39d1166a1d2d1b36d44d00&ref=share

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...