Oltre l’anima il cuore

artist Alan Ayers

L’alba colse Herman sveglio a contemplare fuori dalla finestra. Uno strato di colori che variava dall’argento al blu del pavone annunciava un’altra giornata mite.

Seguì Baltasar in giro per il suo palazzo, ammirò il giardino profumato, la singolarità della sua scuderia di cavalli arabi, lasciando per ultimo il luogo nel quale avrebbe dovuto dare prova della sua abilità, la biblioteca.

Baltasar gli concesse il passo e Herman varcata la soglia non poté fare a meno di manifestare il proprio stupore. Era una stanza grande quanto i suoi appartamenti nel castello di Axa, piena di ripiani di legno pregiato colmi di fogli e libri. Completavano l’arredamento alcuni tavoli posti in posizione da poter usufruire della luce naturale che penetrava dalle finestre.

«Baltasar, di tutte le meraviglie del vostro palazzo questa è la più degna di ammirazione» si complimentò Herman.

Un movimento su uno dei tavoli, posti a lato rispetto all’uscio, attirò l’attenzione di Herman. Una giovane donna sollevò il volto girandosi verso le voci. I loro sguardi rimasero incollati per quella che a Herman sembrò un’infinità di tempo.

Lunghi capelli dorati incorniciavano con i morbidi riccioli un volto che sembrava disegnato dal più abile artista, gli occhi grandi e scuri dominavano sul volto colore dell’ambra, mettendo in secondo piano il naso piccolo e ben fatto e la bocca dalla piega morbida, appena socchiusa nello studio degli uomini che erano entrati nella stanza.

«Ah, Clara, stella che illumini la mia vita! Vieni, ti presento il nostro ospite.»

Clara distolse lo sguardo dall’uomo e si alzò impettita. Finse di mettere ordine nel tavolo per darsi un contegno. Si era aspettata uno studioso, un uomo dall’aspetto mite dei precettori che continuavano a succedersi nella sua casa, non quell’uomo alto e possente che sembrava uscito dai racconti di un giullare. Si avvicinò leggiadra, fissando lo sguardo sul padre ma spostandolo verso la fonte del suo turbamento. Lo studiò con attenzione in quei brevi istanti e fissò nella sua mente i tratti che avrebbe desiderato riprodurre su un foglio quando sarebbe stata di nuovo da sola. I suoi occhi erano colore del mare in tempesta, i capelli castani che portava all’altezza delle spalle erano intervallati da ciocche più chiare che svelavano una continuata esposizione al sole di Sicilia. Aveva spalle larghe che erano rese ancora più evidenti dal corpetto in cuoio tipico dei Normanni. Tutto in quell’uomo trasudava virilità e spirito guerriero.

«Clara, pensavo fossi ad assistere il precettore di Alessandro» disse il padre.

«Il precettore non è venuto e ho preferito lasciarlo libero per un giorno. Dovete riconoscere, caro padre, che Alessandro si impegna molto sebbene sia molto giovane, spero non vi dispiaccia la mia decisione» spiegò Clara, provocando in Herman un inconsulto sussulto. La voce di Clara era bassa e roca del tutto contrastante con il suo aspetto.

«Sir Herman, questa è la mia adorabile figlia, Clara. Devo avvisarvi che dovrete abituarvi a condividere la biblioteca. Mia figlia passa più tempo tra i libri che a dedicarsi a occupazioni da donna. Spero che ciò non vi crei imbarazzo.»

«Sono incantato dalla vostra bellezza, damigella. Sarò onorato di dividere questo luogo con voi qualunque cosa vi facciate.»

«Non preoccupatevi, vi lascerò spazio per lo studio dei codici. Sono piuttosto polverosi poiché nessuno li utilizza» disse spiccia. Voleva troncare la discussione al più presto e ritornare alle sue carte nella speranza che almeno per quel giorno avrebbe evitato di invadere i suoi spazi. Era abbastanza seccata da questa situazione, tuttavia suo padre non aveva potuto esimersi dal piegarsi alla volontà dei dominatori.

«Cercherò allora di evitare i manoscritti meno polverosi per non perdere tempo» cercò di essere gentile Herman, avvertendo un alito di freddezza da parte di lei.

«Se le sorti della giustizia nella nostra amata isola sono affidate a studiosi che sembrano usciti da un torneo non ci potrà mai essere vera pace» si rivolse al padre in greco, che la rimproverò con uno sguardo severo. Gli ospiti a casa di Baltasar erano sacri ed escluderli dalla conversazione non era rispettoso.

«La pace è come un terreno, bisogna curare con pazienza, studio e dedizione le piante utili ed estirpare con la forza le erbe nocive che con superbia cercano di aggirare la mano caritatevole del buon contadino. Tuttavia anche i frutti più generosi nascondono insidie» disse Herman passando da un greco perfetto a un arabo altrettanto fluente «in questo caso il contadino usa la mano gentile nascondendola sotto un guanto per non ferirsi.»

Clara non mostrò né stupore né imbarazzo per la sua condotta.

«Che fortuna che siate arrivato nella nostra dimora. Siete un uomo dalle mille doti, cavaliere, studioso e da quanto affermate anche un esperto contadino!» esclamò con il più amabile dei sorrisi. Poi, dopo un inchino beffardo, andò via in un fruscio di seta che acuiva invece di nascondere l’andatura felina.

«Perdonate mia figlia, non ha nulla contro di voi. È poco abituata ad avere ospiti in casa e dalla morte della madre trascorre le giornate ad accudire il fratello. So che la lettura l’ha resa superba ma è il suo unico svago, non ho il cuore di impedirle l’accesso in biblioteca. Tuttavia non si rende conto che agli occhi di molti uomini tanta sapienza è pericolosa, mi auguro di non dovervi annoverare tra questi.»

«Vostra figlia è come questa terra che a volte stento a comprendere, un miscuglio di mistero e genialità oltre che di immensa bellezza.»

«Vi ringrazio, farò in modo di tenerla lontana dalla biblioteca quando ci sarete voi, sebbene sappia che non vi tedierà in alcun modo. Ma ditemi, dove avete imparato l’arabo?»

«Ho trascorso l’ultimo anno con la guarnigione saracena, sarebbe stato sciocco non approfittarne oltre che impossibile. Tra le doti che non ha elencato vostra figlia c’è quella di prendere il meglio da ogni evento della mia vita.»

«Siete un uomo saggio nonostante la giovane età. Devo convenire che ancora una volta il Gran Conte ha scelto per il bene della nostra isola» si complimentò Baltasar nella speranza di mitigare l’impatto impetuoso di Clara.

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