Marco il pazzo

Marco il pazzo! si colloca dopo Il ritorno. Marco e Marianna dopo il matrimonio, il viaggio di nozze e il ritorno a casa devono affrontare i primi litigi coniugali, cosa non semplice davanti alla lunatica e spigolosa  Marianna e al vulcanico Marco…

 

 

Marco il pazzo!

Ultimi due giorni di ferie. Lunedì si ritorna al lavoro.

“Marianna, esco” mi informa mentre sto cercando di stendere la biancheria sul balcone. Guardo il cielo, i nuvoloni neri che si stagliano verso nord e i gabbiani non promettono nulla di buono.

“Quando torni?” chiedo distrattamente. Ho del lavoro da svolgere a casa, inoltre dovrei scrivere qualcosa per la posta del cuore. Mi fa un enorme favore se si toglie di mezzo per l’intera mattinata.

“Non mi chiedi dove vado?” chiede infastidito. Mi giro a guardarlo.

“No, non sono affari miei. Mi interessa sapere quando torni per organizzarmi, questi sono affari miei”. Mi fissa dubbioso.

“A casa tua non ti chiedevano dove andassi, quando uscivi?”.

“Raramente, se mi allontanavo o ritardavo, avvisavo prima o sul momento. C’era la massima fiducia con i miei. Immagino che con tua madre invadente un discorso simile stava nello spazio” dico con un sorrisino di sfottò, che sembra non gradire.

“Non è invadenza, è interesse ed è un atteggiamento responsabile”.

“Ciao, ho da fare, non posso perdere tempo a discutere con te. Dove stai andando?” chiedo fingendo un interesse spropositato.

“Non ti interessa. Torno per pranzo, forse”.

Torna per pranzo e dopo si chiude nello studio perché ha assoluta necessità di rivedere dei libri di medicina prima di ritornare in ospedale. Osservo seccata che è come i ragazzini al doposcuola al ritorno dalle vacanze natalizie. Non si fanno vedere per tutto il tempo e poi pretendono di recuperare in un giorno.

Alle sei di pomeriggio mi affaccio nello studio, vestita e truccata di tutto punto con l’intenzione di girare per i negozi in saldo per comprare qualcosa da indossare poiché quelli che ho mi danno fastidio e addirittura mi fanno venire il mal di pancia.

Al massimo della carineria gli ho anche preparato un tè caldo.

“Tesoro, ti ho portato il tè”.

Alza gli occhi dal libro. “Dove stai andando? Perché ti sei messa in tiro?” chiede con un tono che spegne immediatamente il mio sorriso. Guardo l’orologio.

“Ho un appuntamento con un certo Andrea per una ripassatina, sai è un esperto di sesso all’aperto. Invece dopo mi vedo con Filippo, che invece predilige il sesso in ascensore. È problematico ogni volta perché i vicini si lamentano, lo teniamo occupato per una decina di minuti” finisco irritata.

Quello che non mi aspetto è la sua reazione. Si alza come una molla facendo rovesciare il contenuto della tazza per terra, mi afferra e di forza mi porta in camera da letto, dove mi butta sul letto e va via chiudendo la porta a chiave dietro di sé.

“Sei impazzito. Apri” urlo dando pugni alla porta.

“Puoi marcire lì dentro finché non capirai cosa significa avere rispetto per tuo marito” dice sibilando.

“Apri, coglione. Te lo farò pagare caro questo scherzetto” insisto sempre più arrabbiata.

“Che paura! Ti auguro una buona serata, stronza!” dice prima di allontanarsi.

“Marco, ti prego, apri, non puoi lasciarmi qui…Stavo andando a fare shopping, non ci sto più dentro i miei vestiti…”. Sento chiudere la porta d’ingresso. È uscito e mi ha lasciato dentro.

Inizio a passeggiare intorno al letto. Devo uscire da qui, come posso fare? Mariella, certo, ha le chiavi di casa. Mi sforzo di ricordare il suo numero di cellulare.

“Mariella, ciao, sono io. Dove sei?” chiedo sperando che non sia troppo lontana.

“A casa, che c’è?”.

“Ti prego, vieni con la chiave da me. Marco si è arrabbiato e mi ha chiuso in camera da letto. Dio, che rabbia! Quando lo vedo lo distruggo” esclamo istericamente.

“È pazzo! Io non ho più la chiave, l’ho data a Giuseppe per farla avere ad Agata. Puoi chiamare lei. Prova con Marco, magari ci ripensa”.

“Non lo conosci, se prima non gli passa l’arrabbiatura non si farà vedere. Lui non conosce me, non sa che guerra ha iniziato”.

“Ehi, calmati, vedi di far pace invece perché, secondo me, devi averlo provocato forte”.

“Lo difendi pure? Da che parte stai? Quel bastardo mi ha chiusa dentro”.

“Marianna, smettila, lo so come sei. Se hai bisogno di aiuto chiamami, vedi di recuperare la chiave. Ci sentiamo dopo”.

Agata. E chi si ricorda il suo numero? Con questo cavolo di rubriche dei cellulari non si compone più un numero di telefono. Come posso fare?

“Adriana, buona sera, mi servirebbe il numero di Agata, può darmelo?” chiedo cercando di sembrare tranquilla.

“Certo, mio figlio è lì? Lui lo sa a memoria”.

Ma quest’altra da dove viene? “No, altrimenti l’avrei chiesto a lui” rispondo a denti stretti.

“Che hai? Stai bene?” chiede preoccupata.

“Benissimo. Mi dà il numero, per piacere?”. Dopo aver chiuso con lei chiamo Agata che è al supermercato e che non si libererà tanto facilmente, mi informa però che Antonio ha un’altra copia perché  durante il viaggio di nozze è venuto con l’idraulico per dare una messa a punto all’impianto idrico. Richiamo casa Santoro tenendomi la pancia perché con tutto il nervosismo smosso mi sta venendo un attacco di gastrite.

“Adriana, sono di nuovo io, può farmi una cortesia, se passa Mariella, può darle la chiave di casa mia, sono rimasta fuori dalla porta” mi invento.

“Oh, mi dispiace. Marco, dov’è?”.

“È fuori e non riesco a rintracciarlo” taglio corto.

“Io non ho la chiave. Ce l’ha Antonio, che è uscito. Posso chiamarlo e dirgli di passare da te”.

Ci manca solo questo. Ci penso un attimo, è giusto che sappiano che hanno un figlio pazzo come un cavallo e…sto così male!

“Gli dica di fare presto, per piacere”. Mi corico sperando che i crampi diminuiscano.

Dopo un quarto d’ora sento aprire la porta.

“Ma dove s’è cacciata?” sento borbottare mio suocero.

“Signor Antonio, – lo chiamo bussando con tutte le mie forze alla porta – Sono in camera da letto. Mi apra, presto”. Sento avvicinarsi i passi di corsa.

“Buon Dio, ma come sei finita lì? Non c’è la chiave”.

Ahh, se l’è portata dietro il bastardo!

“Provi con quella della cucina. No, il bagno di servizio, le provi tutte, mi faccia uscire da qui” finisco piangendo disperata.

“Non piangere, adesso ti apro”. Riesce al terzo tentativo. Esco a siluro dalla stanza, andando subito alla ricerca della borsa, che non trovo da nessuna parte. Si è portato anche quella! Mio suocero mi guarda a braccia conserte. Incontro il suo sguardo e abbasso la testa per l’imbarazzo.

“È stato Marco, vero? Avete litigato e ti ha chiuso dentro. Vieni, ti porto a casa”.

In auto la gastrite aumenta ancora di più, tanto che devo sorreggermi al braccio di mio suocero per camminare. A casa mi vado a distendere nel letto di Giuseppe senza dare spiegazioni a un’interdetta Adriana. Li sento discutere nel corridoio.

“Hai un figlio smidollato, questa è la verità! Avevo sperato che con il tempo e grazie al suo lavoro fosse migliorato, invece è sempre lo stesso. Quando gli vengono i cinque minuti, non capisce più nulla. L’hai vista in che condizioni è quella povera figlia. Chiamalo, stavolta mi sente, però!”.

“Antonio, non esagerare. Marco è un passionale, ma pazzo non è! Che cosa gli ha detto o fatto per costringerlo a chiuderla dentro. Lo sai che non se ne tiene nessuna con lui, l’avrà provocato, non dare sempre la colpa a Marco”.

Stanno litigando per me, che casino! Marco si arrabbierà ancora di più.

“Non mi interessa. Marianna aspetta un bambino e deve trattarla con delicatezza. Piuttosto vedi di darle qualcosa per la gastrite, non si regge in piedi”. Subito dopo entra Adriana con un bicchiere d’acqua e una scatola di pillole.

“Puoi prendere queste?” chiede gentilmente. Annuisco. Si siede ai piedi del letto.

“Marco sta arrivando. Non ti preoccupare si sistemerà tutto”.

“Dica a suo marito di non prendersela con lui, gli ho detto delle cattiverie e si è arrabbiato”. Mi sorride.

“Va bene, non c’impicciamo, però Marianna per tenere in piedi un matrimonio ci vuole giudizio e a volte la lingua è meglio tenerla a freno, soprattutto con tipi come Marco che s’infiammano subito come cerini svedesi”.

Ricambio il sorriso. Prendo la medicina e mi corico al buio.

L’antiacido non ha ancora fatto effetto quando arriva lui. Mi giro sul lato della parete per non guardarlo. Lo sento discutere in corridoio con il padre. Entra silenziosamente nella stanza e rimane qualche attimo a fissarmi prima di avvicinarsi. Sento la sua mano sulla spalla, non mi muovo, quasi non respiro. Un dito segue il contorno del mio viso, si ferma alle labbra socchiuse, scende verso il petto dove mi spinge per girarmi a guardarlo.

È buio e la luce non serve, conosco esattamente l’intensità del suo sguardo, che cerca di avvicinarsi a me nell’unico modo che conosce. Le sue labbra sono sulla guancia, scivolano sulle mie che sono pronte ad accoglierlo. Tutto il resto è un crescendo di lacrime, di sospiri e d’incredulità reciproca. È del tutto inutile cercare una spiegazione razionale nel nostro comportamento, sono i nostri corpi a parlare per noi come se il piacere avesse il potere di annullare i pensieri e i ricordi, un potente anestetico contro il dolore che finiamo per scambiarci.

Dopo rimaniamo a lungo abbracciati.

“Antonio, che ne pensi se vado a controllare, non si sente nulla, sono preoccupata”.

“Lasciali stare,  non si sono uccisi di sicuro, staranno facendo pace” dice spazientito dal corridoio.

“C’è troppo silenzio, non hanno neanche discusso, io vado a vedere”.

Marco ridendo si alza e chiude a chiave. Bussa.

“Mamma, siamo ancora vivi. Ora usciamo, non sono ancora riuscito a far capire a mia moglie qual è il suo ruolo. Ahi” impreca per un pizzicotto al fianco.

“A Marianna è passato il mal di stomaco?”.

Soffoco una risata coprendomi la bocca.

“Sì, sta benissimo. Le ho fatto un massaggino terapeutico, mamma!!” pronuncia poi con un tono spazientito.

“Rimanete a cena, vado a preparare?”.

Commenta con un gesto poco garbato l’insistenza della madre.

“Non abbiamo ancora deciso” rispondo. La sentiamo allontanarsi.

“È normale?” chiedo appoggiando la testa sul suo petto.

“Chi, mia madre? Sì, credo, abbastanza rompipalle”.

Accendo la luce sul comodino. “Noi! Una coppia normale avrebbe parlato, urlato e trovato un punto d’incontro”.

“Infatti, è ciò che abbiamo fatto, trovare un punto d’incontro, a che serve litigare? In un sol gesto ci siamo scusati, abbiamo perdonato e ci siamo amati, che vuoi trovare di meglio?”. Niente.

“Sei un troglodita, mi hai chiuso in una stanza e mi hai dato della stronza” lo rimprovero.

“Dopo che mi hai dato del coglione e in ogni caso lo rifarei di nuovo se dovessi rispondermi ancora in quel modo” ribatte semiserio.

“Alziamoci, brr che freddo!”. Recupero i vestiti sparsi sul letto per rivestirmi. Osservo con raccapriccio la chiazza chiara sul letto.

“Marco?” gli indico la prova del misfatto.

“E allora? C’è abituata, non ti preoccupare”.

“Facevate autoerotismo nel letto?” chiedo a bassa voce. Alza le spalle.

“No, troppa esuberanza adolescenziale notturna. Ma di che ti stupisci? Le brave ragazze come te non facevano queste cose, vero? Dove? ”. Ha un sorriso che è un vero e proprio programma.

“Nella vasca con l’acqua calda. Mi eccita molto” confesso quasi con il labiale.

“Uhm, che visione deliziosa. Avvolta in una nuvola di vapore e schiuma che fai la sporcacciona. Lo faresti qualche volta per me?” chiede agganciandomi il reggiseno. Mi giro a guardarlo per vedere se è serio.

“Che vuoi dire? Pensando a te?” esce fuori una voce stridula.

“No, in mia presenza” risponde convinto.

“Ma sei scemo! Non riuscirei mai, sarebbe troppo imbarazzante. Invece dovremmo provare la vasca da bagno insieme. Durante l’estate c’era troppo caldo per un’esperienza simile, ora…” sussurro alzando le sopracciglia allusiva.

“È un’impresa! Troppo piccola. Potremmo sostituirla con un’enorme vasca angolare con l’idromassaggio”. Lo spingo giù dal letto per sistemarlo.

“Ma sempre di spendere parli!? Secondo te che penserebbe tuo fratello se sapesse che abbiamo fatto sesso nel suo letto?”. Osservo la sua foto in divisa da ufficiale.

“Che è stato utilizzato in modo intelligente. Perché ti crei le seghe mentali, tanto per rimanere in tema? Sono sicuro che i miei genitori ci rimarrebbero molto più male se noi uscissimo da questa stanza ancora arrabbiati”.

“Lo so, però sembriamo due assatanati, è imbarazzante”.

“Ma va!” esclama aprendo la porta.

Dopo una necessaria visita al bagno raggiungiamo i due in cucina che guardano il tg. Sotto una discreta osservazione vado a sedermi sul divanetto fingendo di essere interessata agli interminabili complimenti che i politici dei due poli si scambiano tanto affettuosamente.

“Adriana, ma se noi litighiamo più spesso tu hai quest’aspetto luminoso?” chiede all’improvviso mio suocero facendomi irrigidire.

Marco inizia a ridere senza freni.

“Magari, Antonio, magari!” risponde la moglie a metà tra il frustrato e il divertito

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