Un amore nella Milano romantica

Verso la fine di una vita lunga e ricca di avventure sentimentali, di committenze pubbliche e private e di successi mondani il pittore e insegnante dell’Accademia di Brera Francesco Hayez (1791-1882) scrisse le proprie “Memorie” ricordando anche le donne più importanti della sua vita. Tra queste c’era anche Carolina Zucchi a cui, però, l’Hayez dedicò nel proprio libro un ricordo affettuoso, ma rapido.Erano passati ormai più di quarant’anni dalla fine della loro relazione artistica ed amorosa e questa distanza temporale aveva probabilmente reso lontano e in parte sbiadito il ricordo dell’intensità e della vivacità del loro rapporto… questo romanzo prova a ricostruire l’amore e la passione che legarono Francesco e Carolina e che sono rimasti impressi nelle loro opere.

Commento

Cristina Contilli, giornalista e scrittrice di historical romance, racconta in questo breve e intenso racconto, la storia d’amore tra Carolina Zucchi e Francesco Hayez, artisti italiani del periodo romantico.

L’autrice, basandosi su alcuni disegni erotici che Francesco ha regalato a Carolina, nei quali sono ritratti in pose molto audaci, ricostruisce una piccola parentesi del loro amore attraverso la voce narrante di Carolina e allarga la narrazione addentrandosi nella vivace vita sociale del periodo che precede le guerre del Risorgimento. Di Carolina, infatti, apprendiamo, che è un’adepta di una società segreta, la versione femminile della Carboneria, costituita da signore della buona società milanese che girando armate di coltello nella giarrettiera e incontrandosi nei giardini dei palazzi tessono intrighi contro gli Asburgo.

Il libro è reso più ricco dalle immagini delle opere di Hayez, quelle note e non, come i citati disegni erotici, e da appendici sulla attività politica delle “Giardiniere” e sull’arte della Litografia a cui si dedicava Carolina Zucchi.

Una soddisfazione personale è stata trovare la mia intervista a Cristina dopo le appendici!

Considero quest’opera della Contilli molto interessante sia per il profilo storico che mostra una realtà poco nota sull’attivismo politico femminile, inoltre trovo la scrittura dell’autrice più intensa e passionale rispetto alle opere precedenti.

Una bella idea regalo di San Valentino, da leggere e guardare davanti al camino!

booktrailer

Un amore nella Milano romantica

Cristina Contilli

Lulu.com

L’eclissato

Un’opera simbolica, tra ironia e malinconia, sulla solitudine e sul vuoto che impedisce di provare emozioni. Un viaggio avventuroso tra Napoli, Milano e l’India. Una metafora sul mondo. Un romanzo venato di giallo il cui genere, vagamente picaresco, si rinnova fino a incontrare l’anima.

Commento

L’autore termina il libro con i ringraziamenti al lettore e con un augurio “Sempre bella vi sia la vita”. L’autore è Roberto Ritondale,un giornalista dell’Ansa. Roberto, per me, che pur non conoscendolo di persona, ammiro e stimo per la simpatia e per quel modo di commentare i fatti quotidiani intessendoli di un poetico cinismo. Non sto commentando l’uomo Roberto, ma la sua opera, anche se è impossibile separare l’uno dall’altra, in quanto ho ritrovato il medesimo “poetico cinismo” nel personaggio dell’eclissato, Aldo Montesi, anagramma di qualcosa di grande che si svuota sempre più di contenuti fino a ridurre se stesso a un vuoto. Come si fa a riempire il nulla esistenziale senza riscoprire se stessi? A volte, spesso, è necessario scappare da chi ha cercato di riempirci di falsi miti, da chi ci ha cucito una maschera addosso che non abbiamo mai avuto davvero voglia di indossare. A volte è necessario rimanere da soli o essere messi alle strette. Il viaggio o la fuga di Aldo è un atto di onestà, non di coraggio, è uno specchiarsi nudi e osservarsi con occhio crudele per smantellare tutte le identità che abbiamo costruito nel tempo. Alla fine potrebbe rimanere un’immagine di noi in cui nessuno potrà riconoscerci. Rimane quindi l’eterna domanda: essere o apparire?

L’eclissato

Roberto Ritondale

ilmiolibro.it

Odio amare

ODIO AMARE

Nuove sfide attendono Marianna, una giovane scrittrice siciliana, e Marco, il fidanzato bello e impossibile. La maternità, il matrimonio riparatore e il loro piccolo microcosmo, costituito da amici e parenti, sembrano risucchiarli in un universo di equivoci.  Unico modo per sopravvivere: guardare la vita con disincanto e ironia.

http://it.ebookizzati.com/ebook-odio-amare-silvia-scibilia-satzweisscom-chichili-agency-idprd28976.html

About Chichili Agency: Il tesoro del pirata di Fabiola D’Amico

Descrizione

L’arrivo di una lettera dalla Sicilia getta nel panico Isabella. La missiva contiene notizie sconvolgenti: suo padre, il Conte Torrelles, si trova in pericolo di vita. La implora, in nome dell’affetto che li lega, di andare in Sicilia, non per salvare lui, ma per recuperare un tesoro. La esorta a chiedere l’aiuto del suo più acerrimo nemico: il pirata Juan Velazquez, senza però svelare la sua identità. Il viaggio verso l’ignoto ha inizio: dove la porterà  l’avventura?

Commento

Il romanzo di esordio di Fabiola D’Amico scorre con la fluidità della navigazione nel Mediterraneo quando una lieve brezza gonfia le vele, spingendole indisturbate fino al porto. Gli ingredienti per un bel romance ci sono tutti, la dama in difficoltà che riesce a superare traversie alle quali non avrebbe mai pensato in un recente passato, un bel pirata gentiluomo, un tesoro da trovare, tante avventure e ostacoli da superare e la giusta quantità di passione che spingono a sognare l’amore senza appesantire la narrazione. Quel che rende particolare la storia è l’ambientazione, che parte dalla Spagna per giungere a lidi da me più conosciuti e in particolare a una Palermo del seicento, nella magnificenza di monumenti che sono ormai solo vestigia di un passato glorioso. Interessante l’esperienza della protagonista con l’Inquisizione, che è uno dei capitoli più bui della nostra storia.

Intervista a Fabiola D’Amico


 

1) Dove hai trovato l’ispirazione per la storia e i personaggi e come hai svolto le ricerche?
Durante la preparazione della tesi di Laurea, mi sono ritrovata tra le mani un libro di Giuseppe Pitrè in cui narrava la scoperta a Palazzo Steri nel 1910 di Graffiti. da lì, grazie alla biblioteca nazionale di Palermo, ho scoperto notizie davvero interessanti. Ho sempre desiderato scrivere una storia con un Pirata, adoro il mare, che è un elemento essenziale in ciò che scrivo. Le storie di Salgari mi hanno sempre affascinato.
2) L’ambientazione del romanzo è inusuale. Perché Palermo durante l’Inquisizione?
Palermo è una città fantastica, è stata conquistata da una moltitudine di popoli e ogni strada porta i segni di queste conquiste. La Sicilia in generale è un luogo meraviglioso, vuoi il mare? C’è, vuoi la neve, anche quella in estate. Un’isola ricca di storia, fascino e cultura. Ho fatto delle ricerche approfondite, perchè le storie dei pirati sono tutte ambientate sul mare dei Caraibi, ma i pirati esistevano anche ne Mediterraneo. Ma i pirati hanno vissuto soprattutto nel XVII secolo, quindi la mia storia doveva svolgersi in questi anni. Così legando quanto scoperto da Giuseppe Pitrè a ciò che la mia fantasia esigeva, ecco la giusta collocazione temporale Palermo 1645.
3) Isabella all’inizio è la classica damina cresciuta nella bambagia, tuttavia butta alle spalle una vita tranquilla per affrontare nuove avventure. Pensi che in ogni donna ci sia la forza di accettare i cambiamenti?
Sicuramente, non lo fa quando abbandona la famiglia paterna e si trasferisce con il marito all’estero? Mia nonna è rimasta vedova a 35 anni con 3 bambini da crescere, poco prima della seconda guerra mondiale, ne aveva tanta di forza.
4) Juan è il pirata. Bello, dal passato oscuro e molto umano. E’ l’uomo dei sogni o il “bastardo” che fa scattare lo spirito da crocerossina che è presente in molte donne?
Ognuno di noi ha un uomo dei sogni, può essere bastardo, tenero. dipende da ciò che vogliamo. A me piace, l’ho amato, e devo confessare che in Lui c’è molto di mio marito, sarà un caso?
5) Se puoi fare un’anticipazione, in quale lidi e in quale tempo potresti portare i tuoi lettori con il tuo prossimo racconto?
Cara Silvia, di idee ne ho tante: non siete curiose di sapere se qualcuno troverà questo tesoro del pirata? la risposta è si, anche se dovremmo trasferirci nel 1821, stavolta i protagonisti sono Lei inglese, discendente di Isabella e Juan, Lui, siciliano doc, discendente di Carlos. Insieme a loro altri tre fratelli e altrettante storie che, ahimè aspe,ttano di essere scritte.
C’è un romanzo incompiuto, per me molto appassionante, ambientato alla corte di Luigi XIV, tra magia nera e abiti fastosi. Purtroppo questi progetti per il momento sono tali, poiché in cerca di notorietà ho partecipato a una serie di concorsi tra cui quello della VIE en Rose e quello indetto dai Romanzi Mondadori. inoltre mi sono divertita a scrivere un Chick LIt, che La nostra Roberta valuterà, e un lungo racconto erotico ambientato in Egitto nella seconda metà dell’ottocento, tra scavi e maledizioni, che spedirò al più presto anche a Roberta.
Colgo l’occasione per ringraziarti, poichè grazie a te, ho incontrato Roberta, a cui va un abbraccio per la disponibilità con cui risponde sempre alle mie sciocche e ingenue domande.

Di nulla!

Potete trovare IL TESORO DEL PIRATA e molti altri e-book Chichili Agency su:

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Camille et Emile seconda parte

 

Cristina Contilli, in questa seconda parte del historical romance che ha per protagonista la scultrice francese Camille Claudel, racconta gli ultimi anni della sua vita. Camille è ormai anziana e con difficoltà riesce a portare avanti il suo lavoro sia per gli acciacchi dovuti all’età sia perché a ogni segno di peggioramento della sua nevrosi viene rinchiusa in clinica psichiatrica. L’autrice sposta all’attenzione in altri personaggi, secondari, ma non meno interessanti della Claudel.

Medelaine Pellieter è non solo una psicologa ma un’attivista politica che rivendica i diritti delle donne. Si presenta in clinica vestita da uomo, nonostante i rimproveri dei superiori, pratica l’aborto anche se illegale.

Jeanne Bardey, anch’essa scultrice come Camille, fu amante e allieva di Rodin ma diversamente da Camille (ostaggiata pesantemente dalla famiglia) riesce a creare un atelier nel quale lavora con la figlia e che accoglie per un po’ di tempo anche Camille.

Alice, resa nota alla storia come Kiki di Montparnasse, è stata la modella di molti artisti, attività che alterna alla prostituzione. Alice, come Camille, è una donna che non riesce a cambiare il suo destino, rimanendo fedele al ruolo che la società ha scelto per lei.

In questa parte del romanzo la storia d’amore tra Camille e Emile è in secondo piano, emergono più gli aspetti di complicità e dolcezza tra compagni di vita ai quali non è data la possibilità di vivere gli ultimi anni di vita  in tranquillità.

Ho chiesto a Cristina Contilli di rispondere a una breve intervista

1) Come hai “conosciuto” Camille Claudel e che cosa ti ha spinto a scrivere
questa biografia sul suo rapporto con Emile?

1)Ho visto 3 anni fa quasi 4 ormai una foto di Camille mentre preparavo l’esame di storia dell’arte contemporanea e sono rimasta colpita dal fatto che mi somigliasse un po’ fisicamente, anche se Camille non ha mai portato gli occhiali (all’epoca non avevo ancora iniziato il praticantato come giornalista e mi ero reiscritta all’università per dare questo unico esame in modo da poter aggiungere nelle domande di supplenza una classe di concorso in più, la A061 che è proprio di storia dell’arte nei licei e storia della moda nelle professionali). Ho quindi iniziato a cercare notizie su di lei poi ho avuto altri impegni e ho abbandonato tutto finché nel novembre 2010 non mi è arrivato un invito via e-mail ad una mostra del fotografo Bruno Cattani in cui sarebbero stati esposti gli scatti che lui aveva fatto al museo Rodin dedicati proprio al rapporto tra Camillle e Rodin.
Emile l’ho scoperto, invece, facendo una ricerca sui vicini di casa di Camille, volevo capire, infatti, qual era la vita quotidiana di Camille, come era il quartiere di Parigi dove viveva, chi abitava accanto a lei, insomma, volevo entrare nella sua vita pratica, al di là del suo talento di artista.

2) Ho notato un parallelismo tra questa biografia e la storia di Juliette e
Alain, in quanto in entrambi i romanzi tu non ti limiti a narrare le vicende
delle protagoniste ma entri nella vita di altre donne controtendenza rispetto
ai costumi di un epoca, in questo romanzo la dottoressa Madeleine Pelletier e
la scultrice Jeanne Bardey. Sbagli nel considerare i tuoi romanzi un inno alla
femminilità più che al femminismo?

2)La Pelletier l’ho scoperta cercando su google immagini il nome della clinica della Salpétriere. Ad un certo punto su un sito mi è venuta fuori un’immagine con scritto nella didascalia dottoressa Pelletier 1910 circa… fino a quel momento avevo incontrato tutti psichiatri uomini e quindi una dottoressa mi è sembrata un’eccezione da approfondire perciò ho iniziato a cercare materiale su Madeleine e così ho scoperto che era una femminista, ma anche che si era battuta per il diritto di voto delle donne e per una parità tra uomo e donna nell’ambito sociale e lavorativo. Mi dispiace un po’ che per questo abbia messo da parte il lato più femminile, anche se a guardare bene le foto d’epoca Madeleine non era sempre in giacca e pantaloni e senza trucco come è rimasto nella storia del femminismo francese, in alcune foto è anche in gonna, camicetta col fiocco o foulard tanto che nel romanzo ho anche un po’ rielaborato tutte le foto dell’epoca per trasformarle in scene in movimento come quando Madeleine si presenta nella clinica dove è ricoverata Camille pensando che forse in provincia era meglio presentarsi ai colleghi vestita più da signora! In realtà quello che io difendo nei miei romanzi è la libertà di scelta, se Madeleine aveva l’intelligenza e la determinazione necessari per diventare un bravo medico secondo me avrebbe dovuto avere le stesse possibilità di un uomo di tentare questa carriera e in fondo è quello che lei ha fatto, ha rivendicato la libertà di decidere della propria vita, se si fosse lasciata condizionare dall’ambiente che la circondava probabilmente avrebbe ereditato il banco di fruttivendola della madre e avrebbe vissuto alla periferia di Parigi con un marito e 4-5 bambini… e in questo non ci sarebbe stato di per sé nulla di male a patto che fosse lei a volerlo e non fossero gli altri a stabilirlo a priori per lei.

3)Nelle tue opere compaiono spesso muse di grandi artisti, donne sensuali che
subiscono l’attrazione verso i grandi maestri. Che l’arte non sia mai stata una
strada maestra delle pari opportunità è risaputo (basta ricordare le vicende di
Artemisia Gentileschi), pochissimi sono infatti i nomi di artiste nella storia
dell’arte e solo ultimamente sono state riscoperte artiste come la Claudel o
Tamara De Lempicka, inoltre anche nei vaghi articoli che le riviste non di
genere dedicano all’arte contemporanea è difficile trovare un nome femminile.
Esiste ancora oggi una discriminazione sessuale o è solo un caso, secondo te?
3)Credo che in questo senso nascere oggi sia meglio che nascere 100 anni fa almeno penso che ci sia meno da lottare per fare un lavoro piuttosto che un altro, quello che rimane di problema è conciliare tutto, in fondo, Camille è probabile che non abbia avuto figli (se non una bambina quando ormai il suo percorso di scultrice era al capolinea), Jeanne Bardey ha avuto una sola bambina appena sposata che però è stata anche qualche anno in collegio perché lei e il marito erano molti presi dalla propria carriera artistica e quindi hanno scelto questa soluzione… in fondo le giornate sono di 24 ore per tutti e quindi non credo che sia facile neppure oggi conciliare arte e vita familiare…

4) Stai ancora interessandoti alle vicende di Camille o pensi che ci siano
ancora fatti oscuri da scoprire e rendere pubblici?

4)Mi sarebbe piaciuto scoprire se Camille aveva avuto o no dei figli da Rodin, ma nonostante una ricerca a tappeto nei registri dello stato civile non solo parigini, ma anche dei dipartimenti intorno a Parigi e nel dipartimento dell’Indra e Loira (dove secondo i pettegolezzi dell’epoca Camille sarebbe andata o per partorire o per abortire) non ho trovato nulla di decisivo. Finora non è emerso nessun bambino registrato a nome di Camille nel periodo della sua relazione con Rodin, ci sarebbe un piccolo Auguste Joseph registrato a Parigi il 22 marzo 1887 come figlio di padre e madre ignoti e nato presso la casa della levatrice che l’ha poi registrato in municipio compatibile come data di nascita con una foto di Camille dell’agosto-settembre 1886 in cui lei è quasi sicuramente incinta, ma Parigi era una grande città dove nascevano molti bambini illegittimi e dove c’erano tante donne immigrate dalla provincia che svolgevano lavori come operaia, domestica, parrucchiera, fioraia, etc che potevano avere una relazione con qualcuno che poi fuggiva dalle proprie responsabilità di fronte ad una gravidanza quindi diventa difficile capire se questo bambino possa essere o no di Camille.

http://www.cristinacontilli.ilcannocchiale.it/

Ventidue fiori gialli

Ventidue fiori gialli

Noemi Gastaldi, Tiziano Aromatico

Seneca Edizioni

… Ci sono persone speciali, che hanno il potere di ridare colore e passione alla vita, persone che sono diverse da tutte le altre e riescono a riaccendere l’entusiasmo che con il passare degli anni si era inconsapevolmente perso.”

Sarebbe magnifico se a scriverlo non fosse un trentottenne parlando della sua fidanzata appena maggiorenne con problemi di dipendenza sessuale. So che un’affermazione da parte mia può apparire stonata poiché nei miei libri è il sesso a creare quell’alchimia che poi si trasforma in amore e che mi considero una donna dalla mentalità aperta. Questa è la sensazione a pelle, inficiata dai preconcetti che offuscano la nostra capacità di giudizio. Ripenso poi alle battute dei miei amici, coetanei di Tiziano, che non avrebbero alcun problema a lanciarsi in storie con ragazzine che giocano al sesso. Ripenso agli scandali politici di “qualche ora fa”, che dovrebbero offrire spunti di riflessione sociologica invece di trasformarsi in fiumane di inchiostro e comprendo che la storia di Noemi e Tiziano non è né scandalosa né immorale, ma figlia di una società confusa, dove le vittime si confondono con i carnefici, nella quale l’educazione affettiva si risolve in quante più possibili pratiche erotiche, in cui la maturazione di una giovane donna si crea in una continua ambivalenza tra essere e apparire.

La scrittura del libro è scorrevole, a volte ci si dimentica che potrebbe essere una storia vera. A me non interessa se lo sia, preferisco dare un’opinione a ciò che leggo, lascio il processo alle intenzioni agli altri.

Per un momento svesto i panni di scrittrice e di lettrice e ritorno alla vicenda umana di Noemi e sento un’assenza assordante, quella dei genitori. Se ne accenna appena quando mandano la figlia dallo psicologo o che rimangono sconvolti dal fatto che vada a vivere con un loro coetaneo. Che per un adolescente sia più importante l’ultimo modello di cellulare che i genitori è risaputo, che magari io da meridionale muoverei mari e monti per riportare mia figlia a un minimo di razionalità, è più che un luogo comune! Mi chiedo se i genitori di Noemi, se esistono davvero, abbiano letto il romanzo o si siano limitati a farlo analizzare dallo psicologo.

A chi consiglio questo libro? A tutti, ai ragazzini in particolare che tendono a trasfigurare la pornografia e ad adottarla come stile di vita

Ai miei amici coetanei di Tiziano per fargli prendere consapevolezza di come sia fragile l’identità di una ragazzina.

Ai genitori come me che vedono i propri cuccioli trasformati in individui di cui non sanno nulla.

Gli smemorati del 2012

 

Gli italiani non hanno memoria storica. Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase, con disprezzo o con disperazione. E’ questo il luogo comune più triste, per me, al di sopra degli “spaghetti” o della criminalità organizzata che nel bene o nel male abbiamo esportato nel mondo. La mancanza di memoria storica crea quell’individualismo cronico che ci porta a non avere alcun rispetto del lavoro altrui e a cercare di fregare il prossimo in ogni modo. Come si fa ad avere memoria storica se siamo continuamente bersagliati da notizie che annullano come verità assoluta ciò che ieri era realtà? Come ci si riesce se la Storia viene insegnata senza metodo ed entusiasmo come se fosse la materia morta per eccellenza? La Storia è viva perché se la spremi ne esce l’essenza degli uomini. La Storia è filosofia, scienza, arte, sociologia e politica fuse insieme, l’importante è riuscire a coglierne l’essenza, andando oltre alle date e immedesimandoti sulla psicologia di fondo delle masse che ne hanno delineato i contorni.

 

La mia premessa nasce da una incazzatura che dura ormai da due settimane, da quando sono cominciate le rivolte dei “forconi” in Sicilia, che non ha risolto un bel nulla tranne qualche scena tristissima davanti ai distributori di carburante e che sta continuando un po’ per tutta l’Italia.

Le motivazioni dei manifestanti sono più che legittime, intendiamoci, è il momento che è sbagliato e che dimostra la totale amnesia storica degli italiani e dei siciliani in particolare. Dopo anni di governo Cuffaro, apoteosi del potere mafioso e affaristico nell’isola, in cui si è accettato di tutto senza fiatare, continuando quel malcostume di corruzione, di raccomandazioni e di totale inettitudine nei posti di comando, oltre che un aumento vertiginoso degli stipendi della nostra casta isolana, ci si accorge oggi che la nostra economia è allo stremo.  Ciò mi porta a pensare che oltre che smemorati siamo anche miopi, poiché non vediamo edifici dall’architettura futurista nelle zone rurali o industriali pagati dai contribuenti italiani e non solo,  che avrebbero dovuto assorbire i nostri giovani disoccupati e che invece sono rimasti delle cattedrali nel deserto poiché si è scoperto che erano più contaminati loro di mafia che la città dei Simpson di uranio!

I contadini non raccolgono le arance che vengono pagate a cinque centesimi il pezzo, dagli torto! A Rosarno lavorano solo gli extracomunitari perché sottopagati e quasi quasi consideriamo i proprietari dei campi degli schiavisti perché se ne approfittano. Chiediamo loro a quanto gli vengono pagati i pomodori e poi proviamo a fare due conti. Poi mettiamoci nei loro panni e chiediamoci se ne vale la pena!

Ci lamentiamo del trasformismo dell’attuale governo Lombardo dimenticando che il trasformismo ha il marchio made in Sicily e che non fu De Pretis il primo ad attuarlo, ma che a forza di trasformismo dalla Prima guerra punica alla conquista normanna i siciliani si sono infilati in casa il nemico pur di non cedere la poltrona! Forse Verga avrebbe potuto ribattezzarla “la morale della cozza!”

Mettendo da parte la mia Sicilia allargo lo spazio sullo stivale e vedo un governo tecnico che sta cercando con lodevole sforzo di rimettere in piedi l’Italia partendo dalla faccia, che abbiamo perso a forza di scandali politici e di battute sconce e un parlamento costituito ancora da un migliaio di “Scilipoti” che è il vero responsabile del disastro attuale, che non c’è modo di schiodare a meno che si facesse una legge, anticostituzionale ma efficace, per cui nessuno di loro si potrebbe ricandidare, e che invece se ne sta lì a giudicare l’azione del Governo come se ci capissero un acca di quello che stanno facendo!

La mia analisi risulta ancora generica e mi costringe a superare le Alpi e a dilagare negli oceani che circondano l’intero pianeta e come un’eco mi rimbalzano le onde della memoria, a metà tra letteratura e storia. Da una parte Orwell che in 1984 oltre al “Grande fratello” si inventò tre grandi superpotenze perennemente in lotta tra loro che governavano il mondo, nel libro sono territoriali, nella realtà si chiamano finanza, petrolio e religione, dall’altra la figura di un signore barbuto e purtroppo sputtanato da una storia di prevaricazioni e di egoismo che è il totalitarismo socialista, che affermava che il sistema capitalistico avrebbe dato vita a un mondo nel quale il potere è incentrato nelle mani di pochi ricchi mentre tutto il resto sarebbe stato povero e schiavo del sistema stesso.

Benvenuti nel nuovo millennio!

Per gli “smemorati” ricordo che il barbuto si chiamava Karl Marx.

Camille et Emile

Descrizione del libro

Cristina Contilli ha fatto una ricerca dettagliatissima nella vita di Camille che è una delle figure femminili più interessanti in campo artistico. Una donna che ha cercato di vivere la propria vita liberamente, in un’epoca in cui le donne erano ancora sottomesse. Una grande artista, ma anche una donna passionale che purtroppo, proprio per la sua voglia di essere se stessa in un mondo ancora prettamente maschilista, viene considerata pazza e rinchiusa in una clinica psichiatrica.

booktrailer

Commento

Ho avuto molte remore alla lettura di questo romanzo, non perché pensassi che mi avrebbe deluso avendo letto e apprezzato diverse opere di Cristina Contilli ma per le vicende che coinvolgono la protagonista del romanzo, Camille Claudel, (una tra le più bravi scultrici che ha vissuto a cavallo tra il XX e il XXI secolo) internata per anni in cliniche psichiatriche per problemi di isteria e manie di persecuzione. Essendo io stessa figlia di uno scultore so quale coinvolgimento emotivo abbia creare un’opera d’arte da ciò che appare materia inerme, inoltre ho dovuto affrontare in famiglia patologie simili a quelle dell’autrice, che non sono facili da gestire e che creano forti contrasti e ambivalenze di comportamenti in chi dovrebbe comprendere e curare.

Camille Claudel ha la sfortuna di nascere in una famiglia borghese in un periodo in cui la scultura era ancora considerata un’arte da uomini e nel quale atteggiamenti di forte apertura sessuali venivano giudicati scandalosi. La Claudel è stata una grande artista e una donna di forti passioni come quella per il maestro Rodin che l’abbandonò dopo che lei si era messa contro la famiglia per amore suo.

Sarebbe stato più facile per Cristina Contilli raccontare di quest’amore scandaloso, farci entrare nella vita di Camille quando era ancora bella e piena di speranza, invece la sua ricerca storica la porta a narrarci di una Camille matura, provata da anni di internamento, sfiduciata nei confronti della famiglia che ha insistito per le cure forzate perché era più semplice togliersela di torno piuttosto che affrontare le condotte scandalose della figlia. Il romanzo è incentrato soprattutto  sul rapporto tra Camille ed Emile Boulanger, un industriale farmaceutico che curò Camille con medicine innovative per i tempi con l’aiuto degli psichiatri della clinica di Salpétriere, alcune donne pioniere nella cura delle malattie mentali. Colpisce come alla volontà degli stessi medici nel ritenere superfluo l’internamento della paziente si opponesse la famiglia Claudel che ritenevano Camille pericolosa per se stessa e per gli altri. Cristina alla realtà storica aggiunge la possibilità che la scultrice e l’affascinante farmacista abbiano avuto una figlia, Aurore, che tuttavia fu cresciuta dalla famiglia di Emile

Ciò è supportato da ricerche condotte dall’autrice su notizie e zone ombra presenti nei documenti relativi alla scultrice che potrebbero realmente nascondere una maternità di Camille, che la riscatterebbe dall’aborto forzato mentre era l’amante di Rodin, ma sarebbe stato un ulteriore dolore in quanto non avrebbe potuto materialmente crescere la figlia.

Cristina Contilli fa parlare direttamente la protagonista e ci mostra una donna e un’artista che cerca disperatamente la libertà di amare, di creare e di vivere come una persona normale. Assecondando il suo stile realistico l’autrice crea un certo distacco dal personaggio che potrebbe essere un limite ma in questo caso lascia al lettore la giusta lucidità di giudizio, inoltre la reale malattia della Claudel è documentata nell’ampia appendice che riguarda opere, cartelle cliniche con diagnosi e cure. Camille et Emile non è solo il tributo per un’artista che avrebbe potuto lasciare davvero un’impronta importante nel panorama artistico mondiale se gliene fosse stata data la possibilità, è un’analisi approfondita su una società che nonostante i pregiudizi si avviava al cambiamento.

Camille et Emile

Cristina Contilli

lulu.com

ISBN 9781470982034

Improvvisando…brilla una stella, Ludovica

Ludovica non c’è più.

Ludovica amava il teatro, la scrittura, la poesia. Era molto bella, grandi occhi scuri che illuminavano un volto armonioso, lunghi capelli neri, un corpo sottile. Ho conosciuto la sua opera prima che lei. Ha pubblicato Fumiamoci una sigaretta   con il Filo, la stessa casa editrice di Ghiacciolo con Nutella, mi incuriosì il titolo, e lo scelsi perché anche Ludovica era siciliana.

Cinque giovani donne e le loro esperienze. Le passioni, gli amori, le liti. L’affetto che le lega. I traguardi raggiunti e le mete ancora da conquistare. L’autrice racconta le loro storie, la sua storia. Racconta di come sia difficile e affascinante vivere in una grande metropoli come Roma, in cui si è estranei a tutto e tutti, a volte anche a se stessi. Una città in cui è possibile innamorarsi di una persona vista per caso, rimanerne rapita, in assoluta balia delle sensazioni. E così Ludovica e C., il ragazzo di Trastevere, si cercano senza trovarsi, si sfiorano, si appartengono, in una girandola di emozioni, ricordi, speranze. Sullo sfondo un appartamento pieno di vita, di scarpe, di valigie, cellulari che squillano, libri da leggere e canzoni da ascoltare. E una promessa da mantenere, prima o poi…smettere di fumare.

 

“Mi piacerebbe fare l’amore con te, nel tuo letto, in mezzo ai tuoi vestiti, nell’odore delle cose che tocchi; intravvedere i tuoi occhi eccitati sotto la poca luce di un pomeriggio invernale. Sentirti sopra, accanto, dentro. La tua mano che mi scopre il viso da una ciocca di capelli e il tuo respiro che riscalda il cavo del mio collo. Rimpicciolirmi, diventare fragile, piena di te.”

Quando cominciai a muovere i primi passi in Anobii la incontrai di nuovo nel gruppo “Scritture di donna”, era sempre presente quando si trattava di metter su due versi al contrario di me che indosso la prosa come un guanto di seta e la poesia come uno di lattice dalla misura sbagliata.

E’ stata piuttosto stringata la mia recensione al suo romanzo, non era ancora mia abitudine scrivere commenti precisi e mi dispiace perché Fumiamoci una sigaretta racconta attraverso la voce sottile e intima della protagonista di amicizia e di speranza, di illusioni e di sogni, concatena amori passati con altri che suggeriscono attimi di futuro per poi sparire nel caos metropolitano.

E nonostante ciò non dimentica la sua origine…

Questa terra non si arrende, combatte contro se stessa e insegna a guardare in alto, oltre il fumo dell’Etna. Siciliana negli occhi, negli odori, nelle lacrime. Siciliana sempre. 
Grazie Ludovica, non potevi descriverlo meglio!

Venne il mio turno quando mi chiese di leggere Ghiacciolo con Nutella. Le inviai una copia che avevo usato per la mia prima presentazione e si definì contenta di ciò come se quel libro avesse una storia particolare e speciale da raccontarle di me oltre che dei personaggi. Ci sentimmo al telefono per l’intervista, non la conoscevo eppure fu come parlare a una vecchia amica. Lascio alle sue parole  il commento

Scrivilo dove vuoi. E’ tuo!

Sarebbe dovuta essere un’intervista. 
Ma il tempo ha preso la rincorsa e l’occasione una piega sbagliata. 
Rimane la memoria di un libro divorato, di una donna che non racconta se stessa, ma racconta le donne. 
Rimane una telefonata. 
Rimane l’eco di due accenti simili. 
Rimane la voglia di scoprire che fine fanno tutte quelle ore passate davanti ad un computer. 
E rimane la domanda 
Ne è valsa la pena? 
Lo chiedo io a te, Silvia. 
Ne è valsa la pena? 
E la tua risposta la sento, ancora oggi. 
Vale sempre la pena. 
Silvia Scibilia ha un tesoro dentro il suo cuore. 
Silvia Scibilia è una donna coraggiosa e bellissima. 
Sai cosa mi piace di te, Silvia? 
Tu vuoi bene alle donne. La protagonista della storia che hai raccontato vuole bene alle donne, non le teme, non le invidia, non le giudica. Le ama, punto.

“Ghiacciolo con nutella”è il tuo primo romanzo. 
Io l’ho letto

Ludovica non c’è più, rimangono le foto su fb a ricordare quanto fosse bella, e rimane soprattutto il suo libro, l’immagine più intensa dei suoi pensieri.

http://www.anobii.com/books/Fumiamoci_una_sigaretta/9788878429727/01a733365d743aed5b/#